La famiglia e i nuovi media. Manuale di sopravivenza

La famiglia e i nuovi media. Manuale di sopravivenza

Il libro, con un interessante prologo di Michele Zanzucchi, è una raccolta di articoli pubblicati nella rivista Città Nuova. Si tratta di articoli brevi, riflessioni puntuali, alcune volte quasi flash di due paragrafi o una pagina su alcune situazioni create dai nuovi media in rapporto con il lavoro, l’intrattenimento, l’educazione o la vita famigliare. Il merito dell’opera mi sembra proprio questo: riuscire ad esprimere una valutazione morale, l’efficacia di un modo di educare, in poche righe attraverso un racconto o un’idea che rimane fissa nella memoria proprio per il fatto di essere sintetica, essenziale e ben presentata.

Il modo acritico in cui gli studenti scaricano pagine di internet come fonte di conoscenza o lo stress che provoca l’essere in collegamento permanente travolto da un fiume di dati sono alcuni dei temi affrontati con ottimismo e speranza, nel desiderio di ripartire dal buonsenso educativo. Gli spunti sono tanti e non è possibile riassumere o sintetizzare il libro perché le prospettive narrative sono diverse: da una lettera indirizzata ad un ragazzo videogioco-dipendente, alle storie di persone che usano il computer nell’educazione di bambini down; dalla descrizione dei pericoli che accadono in rete quando i minori (o i grandi) navigano, alla lode delle possibilità aperte dai nuovi media se utilizzati con intelligenza; dai consigli per l’educazione “mediatica” in famiglia, alle riflessioni sopranaturali in un contesto dove la comunicazione non è soltanto una sfida ma una opportunità.

Il volume è organizzato in quattro sezioni: la prima parte (Tendenze) raccoglie testi su come si affrontano le nuove tecnologie nella vita quotidiana; la seconda (Salvagenti) “invita all’azione con piccoli/grandi esempi per non essere passivi e indirizzare questa evoluzione nella direzione che vogliamo” (p.17); la terza (Segnali) cerca di leggere i segnali che il nuovo rapporto dei giovani con la tecnologia ci offre per leggere il futuro; la quarta (Approdi) è totalmente diversa alle precedenti, molto più breve, e offre alcuni spunti del pensiero di Chiara Lubich e del Movimento dei Focolari, applicati all’ambito comunicativo. Negli Appendici si offrono alcuni estratti dei codici etici in ambito pubblicitario e di Internet e un “Mini glossario per capire di cosa parlano i nipoti” in ambito tecnologico. Sono risorse che servono per prendere iniziative, che aiutano a non rimanere passivi.

Il limite del libro è forse il fatto che tocca molti temi e non sempre si trova un collegamento tra i capitoli che conformano ogni parte, il che è comprensibile perché si tratta di un mosaico di articoli pubblicati inizialmente in modo individuale, in tempi diversi. Il fatto di essere così sintetico e poco sistematico può far pensare che non dia profondità alle idee proposte, che potrebbero sembrare scontate in alcuni casi, ma che l’emergenza educativa attuale mostra come sia necessario più che mai ricordare. Il limite del libro è, al contempo, uno dei suoi punti di forza: aprire l’appetito con suggerimenti ben precisi che, per le caratteristiche del testo, non è possibile sviluppare.

È un libro interessante per genitori ed educatori che non hanno molto tempo per leggere e che vogliono trovare conferma alle loro intuizioni e scoprire parole che possano esprimere e spiegare quello che loro percepiscono e cercano di vivere nella vita quotidiana, ogni volta più collegata ai media, come ponte di conoscenza con certe realtà. In fondo si tratta di illustrare nel XXI secolo un’idea chiave: “i tempi passano, le tecnologie cambiano, i comportamenti si evolvono, ma i valori di fondo rimangono sempre gli stessi” (p.15), e le famiglie hanno sempre le risorse per continuare ad educare con ottimismo, senza rinunciare al compito educativo proprio.