venerdì, Settembre 29 2023

La presenza della donna nei media è un campo di studio molto
importante. Viviamo un momento storico nel quale l’elemento femminile
nelle varie aree della comunicazione e dell’intrattenimento merita una
speciale attenzione e una profonda riflessione. Riporto qui di seguito
le conclusioni di due recenti studi che analizzano le questioni
relative all’influenza che possono esercitare determinati tipi di
contenuti sulla donna.

Nel primo articolo che riporta lo studio –

Positive Female Role-Models Eliminate Negative Effects of Sexually
Violent Media,

Ferguson, C. J., en Journal of Communication 62 (2012), pp.
888-899 – l’autore esamina l’impatto dei media che trasmettono
contenuti violenti e rappresentazioni sessuali. Fergunson ha analizzato
gli atteggiamenti negativi verso le donne da parte degli uomini e le
loro reazioni di fronte a questi contenuti.In questa ricerca –
effettuata interamente negli Stati Uniti – i partecipanti hanno
visionato alcuni filmati con tre diversi tipi di contenuti: neutri, con
riferimenti sessuali relativi a donne in stato di sottomissione, e
infine filmati a sfondo sessuale con personaggi femminili forti e
indipendenti.Le donne che hanno visto le rappresentazioni negative
hanno mostrato di avere più ansia rispetto al gruppo che ha visto
invece filmati con personaggi femminili positivi e neutri. Gli uomini
hanno mostrato un effetto inverso: hanno avuto meno ansia davanti alle
rappresentazioni femminili negative e hanno mostrato al contrario più
ansia davanti a quelle positive. Inoltre, chi ha visto filmati negativi
ha mostrato di avere anche atteggiamenti negativi verso le donne,
fenomeno invece che non è stato osservato nei programmi sessualmente
violenti con rappresentazioni di donne forti. Ferguson segnala che “può
essere che le rappresentazioni negative delle donne sveglino alcuni
stereotipi negativi che alcuni uomini hanno verso le donne, mentre le
rappresentazioni positive tendono a nasconderle”. Per quanto riguarda
le donne “probabilmente le immagini negative ricordano il sessismo e
gli stereotipi maschili che possono essere una minaccia per il loro
desiderio di stima e di status”. Infine, secondo le conclusioni che
emergono dallo studio, “le rappresentazioni negative delle donne nei
media possono provocare tra le donne stesse una sorta di reazione a
queste immagini, favorendo un senso di solidarietà femminile contro
forme di sessismo o di misoginia”.Questi risultati portano a pensare
che gli effetti finali hanno a che fare più con il mondo che li
rappresenta che con i contenuti violenti o sessuali in sé.

Nel secondo studio analizzato –

Understanding Sexual Objectification: A Comprehensive Approach
Toward Media Exposure and Girls’ Internalization of Beauty Ideals,
Self-Objectification, and Body Surveillance,

Vandenbosch, L. y Eggermont, S., en Journal of Communication
62 (2012), pp. 869-887 – gli autori hanno esaminato l’esposizione ai
contenuti musicali in TV con riferimenti di tipo sessuale, in programmi
televisivi di prima serata e su riviste di moda e reti sociali. Hanno
osservato in particolare l’interiorizzazione in ogni donna dei modelli
di bellezza socialmente proposti da questi programmi, la costruzione di
un “io” e il continuo, e quasi ossessivo, controllo del proprio corpo
negli adolescenti a causa proprio di queste rappresentazioni.Gli autori
Vandenbosch e Eggermont sostengono che l’esposizione ai media sono uno
strumento di interiorizzazione dei modelli di bellezza, soprattutto
femminile. Va segnalato, come nota di merito della ricerca, che queste
conseguenze sembrano differire tra loro a seconda dei media in cui
viene visualizzato il contenuto.Secondo Visconti ed Eggermont
l’interiorizzazione degli ideali di bellezza e di formazione della
personalità sono direttamente correlati a quasi tutti i tipi di
esposizione ai media e “sembra agire come un perno tra l’esposizione ai
media da un lato e l’osservazione e il controllo del proprio corpo
dall’altra”. In definitiva, questo porta ad una continua valutazione
del proprio aspetto.

Limiti delle ricerche

Ci sono alcuni importanti limiti nelle due ricerche analizzate che è
opportuno segnalare. In primo luogo, ritengo che la dimensione del
campione non era abbastanza ampia da stabilire dei risultati
conclusivi; infatti questi studi non hanno avuto un significativo
numero di partecipanti in entrambi i casi – la prima aveva solo 150
partecipanti e la seconda 538.

In secondo luogo, consideriamo anche il limite geografico poiché i
risultati sono stati raccolti solo in una zona delimitata e le
conclusioni potrebbero essere distorte da fattori culturali tipici di
quel territorio. Inoltre, non c’è nessun dato per un confronto o per
un’analisi più approfondita.

Conclusioni finali

Nonostante questi limiti metodologici, i risultati dello studio
avanzano un’importante conclusione: il contenuto negativo di alcuni
media – in particolare quelli con connotazioni sessuali e di violenza
nei confronti delle donne – ha molto spesso un’influenza negativa,
diretta e duratura.

Il format e il contenuto degli audiovisivi, ma anche di una pagina
stampa o di Internet, quindi dovrebbero dare particolare attenzione al
corretto trattamento delle immagini associate alla figura della donna e
ai significati che gli sono attribuiti.

I risultati dei due studi dimostrano l’importanza dei mezzi di
comunicazione come volano per trasmettere degli ideali di bellezza e la
loro influenza nello stabilire dei canoni che sono inseguiti da molte
donne, soprattutto durante l’adolescenza. Spesso i modelli dei media
sono irreali o addirittura negativi e appaiono universalmente validi,
quando in realtà sono ideali che non contribuiscono a un pieno e
corretto sviluppo – fisico e mentale – delle donne.

Previous

“Bianca come il latte, rossa come il sangue” portata al cinema

Next

La figura del padre nella serialità televisiva

Check Also