giovedì, Novembre 30 2023

Serialità televisiva e famiglia: quale rapporto vi è tra queste due realtà?
In che modo la famiglia è rappresentata nelle serie tv più amate dei nostri
giorni?

Queste ed altre domande ci hanno spinti ad analizzare la prospettiva con
cui le telenovele e i telefilm più seguiti rappresentano quell’istituzione
che, secondo molti sociologi, resta la cellula primaria della società,
ovvero quella micro-comunità a partire dalla quale si costituisce l’intero
tessuto sociale.

Il potere delle immagini

I mezzi di comunicazione possono essere considerati degli specchi e degli
amplificatori della realtà, poiché veicolano la mentalità dominante dei
contesti in cui operano e al contempo si fanno portavoce di determinati
messaggi e valori, contribuendo essi stessi a plasmare e modificare la
realtà.

Questo vale anche per i film e le serie tv: mediante delle storie
presentano squarci di vita più o meno verosimili e hanno il potere di
proiettare sullo schermo tutti quei cambiamenti culturali che respiriamo
intorno. Al tempo stesso, grazie all’utilizzo delle immagini, sono in grado
di dare consistenza a tali cambiamenti, così da influenzare, nel lungo
termine, il modo di pensare degli spettatori.

Per quanto concerne la famiglia, di quali messaggi le serie tv si fanno
portavoce?

La situazione attuale della famiglia

Il sociologo Pierpaolo Donati, nel suo libro La famiglia: il genoma che fa vivere la società (Rubbettino, 2013)
– di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo
– spiega che nel contesto sociale in cui viviamo si fatica sempre di più a
riconoscere le caratteristiche intrinseche ed essenziali della famiglia.
Secondo la mentalità post-moderna non esisterebbero, infatti, dei “criteri
oggettivi” – ricavabili dalla struttura antropologica dell’essere umano –
per stabilire cosa sia famiglia e cosa invece non lo sia

L’onere di stabilire quali relazioni possano dar vita ad un nuovo nucleo
famigliare è lasciato alla soggettività di ciascuno: perché determinate
relazioni interpersonali possano meritare l’appellativo di “famiglia”
sarebbero sufficienti la volontà individuale di alcune persone di vivere come una famiglia e dei sentimenti profondi, che vincolino
affettivamente tra loro due o più soggetti.

Se, dunque, ogni unione può generare potenzialmente una famiglia, la
cosiddetta “famiglia tradizionale”, formata da uomo e donna sposati con
prole, non diventa altro che uno dei modelli famigliari possibili. E
infatti, oggi, essa è considerata del tutto simile e comparabile a nuclei
monoparentali, unioni omosessuali, convivenze di fatto, relazioni
extraconiugali.

Le criticità evidenziate da Donati trovano riscontro in molte serie
televisive famose e seguite con passione da pubblici molto vasti. Di
seguito, proporremo solo alcuni esempi di queste tendenze.



Beatiful: passioni e tradimenti hanno il sopravvento sulla
stabilità dell’unione coniugale

Beautiful
è una soap opera statunitense, ideata da William J. Bell e Lee Phillip Bell
per la CBS, che va in onda dal 1987. Trasmessa in circa 100 paesi, è la
soap opera più amata al mondo: viene seguita da 300 milioni di spettatori
ogni giorno.

Protagoniste della vicenda di Beautiful sono proprio due famiglie:
quella dei Forrester e quella dei Logan. Tuttavia, il cuore della soap sono
passioni e tradimenti, che poco hanno a che vedere con le dinamiche
dell’amore coniugale: la relazione tra Ridge e Broke, personaggi principali
della soap, tiene con il fiato sospeso gli spettatori da oltre trent’anni.

Gli autori sono più interessati a creare una trama intrigante, piuttosto
che a lasciare un qualsiasi tipo di messaggio ai propri fan. E per
raggiungere tale scopo, essi ci raccontano delle storie di amore tumultuose
– che iniziano, si incrinano, finiscono, ricominciano – senza mostrare,
invece, quella progettualità propria di una relazione che passa dal periodo
di conoscenza del fidanzamento per poi raggiunge la stabilità di un’unione
matrimoniale.

Lo spettatore, perlopiù, non “legge” tutti quei tradimenti e quelle
ricomposizioni in chiave antropologica-morale, ma li interpreta come
“meccanismi” narrativi, finzioni per fare andare avanti la storia. Cioè non
considera i personaggi della soap come dei modelli di comportamento
virtuoso con cui confrontare la propria vita.

Ciò non toglie che mostrare determinati stili di vita può lasciare e lascia
difatti un sedimento di normalizzazione e, per di più, denota come gli
sceneggiatori rinuncino in partenza a creare storie accattivanti senza
dover necessariamente distruggere l’istituzione della famiglia.



“Modern family”, “Amore pensaci tu”: se la famiglia tradizionale è
solo una tra le tante

Vi sono poi alcune serie che cercano di appianare le differenze esistenti
tra unioni di diverso tipo.

Si pensi a Modern family, telefilm statunitense creato da
Christopher Lloyd e Steven Levitan e prodotto dalla 20th Century Fox
Television. Gli autori presentano come famiglie tre diversi nuclei, formati
da persone imparentate tra loro: il primo è composto da Jay Pritchett,
unito in seconde nozze ad una donna colombiana molto più giovane, Gloria,
che aveva già avuto un figlio da una precedente unione. La seconda famiglia
è quella formata da Claire, figlia primogenita di Jay, il marito Phil e dai
loro tre figli: Haley, Alex e Luke. Il terzo nucleo è composto da Mitchell,
il figlio omosessuale di Jay, e dal suo compagno Cameron, che sposa durante
la quinta stagione: i due adottano anche una bambina vietnamita, Lily.

Dietro alla narrazione delle varie vicissitudini della vita quotidiana, si
può scorgere il chiaro intento degli autori di mostrare che la “famiglia
moderna” (da cui il titolo della sitcom) non deve più seguire degli schemi:
non esiste più una forma unica di famiglia… essa può manifestarsi in tanti
modi diversi, quante sono le volontà dei soggetti che decidono di
vincolarsi affettivamente.

Una serie con un obiettivo simile è stata proposta anche in Italia, sebbene
non abbia riscosso grande successo. Si tratta di Amore pensaci tu,
in onda sulla Mediaset, basata sul format della serie australiana House Husbands.

I protagonisti sono quattro uomini, alle prese con i problemi della vita
quotidiana e con la gestione delle loro particolari situazioni domestiche.

Luigi si autodefinisce il classico “maschio latino”, che in casa non muove
un dito ed evita di prendersi responsabilità nella gestione dei figli.
Convive con Gemma, con cui ha una bimba, ma ha anche altre due figlie,
frutto di due unioni precedenti.

Marco è sposato regolarmente con Paola e ha due bambini. Al contrario di
Luigi si occupa molto della casa e della famiglia per permettere alla
moglie di fare carriera.

Poi c’è Jacopo, calciatore molto noto, divorziato e con tre figli, con un
passato da scapestrato. La moglie si è riaccompagnata; di fronte a questo
Jacopo, dapprima intento a riconquistare la donna, finirà invece per
innamorarsi di un’altra e per accontentarsi di non perdere l’amore dei
figli.

Infine c’è Francesco, accompagnato con un uomo, Tommaso. Ai due è stata
affidata la nipote di Tommaso, figlia della sorella defunta. Alle prese con
una “suocera” petulante e invadente, i due sembrano una coppia sposata come
tante.

Anche gli autori di questa serie concepiscono la famiglia non come
un’istituzione naturale con caratteristiche ben definite, bensì come la
somma di relazioni più o meno stabili, che mutano al cambiare di fattori
esterni, sentimenti, desideri personali.

Ce n’è per tutti i gusti, insomma: ognuno può scegliere il tipo di famiglia
che vuole o che riesce a costruire.



“Un medico in famiglia”, “I Cesaroni”: se la famiglia allargata
diviene il modello principale di famiglia

Vi sono poi altre serie tv che ci offrono lo spunto per parlare di come
spesso la famiglia allargata sia presentata come il modello più normale di
famiglia: figli, fratellastri, mariti, ex mariti, mogli, ex mogli, nuovi
compagni e vecchie fiamme convivono tutti insieme o comunque vivono
serenamente, dando l’impressione che la fine di un matrimonio sia una delle
cose più naturali e normali che possano accadere nella vita.

È il caso ad esempio di due fiction molto amate: I Cesaroni
(prodotta dalla Publispei per RTI) e Un medico in famiglia (basata
sul format della serie spagnola di Telecinco Médico de familia,
prodotta da Publispei e Rai Fiction).

Protagoniste di queste fiction sono, appunto, due famiglie, che di stagione
in stagione sorgono e risorgono sui resti di unioni precedenti.

In entrambi i casi, gli sceneggiatori riescono a creare e a trasmettere un
senso di armonia e di serenità che cozza con la fragilità delle relazioni
dei protagonisti, soggette a facili rotture.



La crisi d’identità della famiglia passa anche per le serie tv

In conclusione, potremmo dire che la crisi di identità che sta affrontando
la famiglia trova riscontro anche in molte delle fiction o delle telenovele
più seguite: come abbiamo visto, vi sono serie in cui la famiglia è
“annacquata”, ovvero in continuo disfacimento e rifacimento, perché segnata
da inganni e tradimenti; altre in cui ci vengono presentati in parallelo
diversi tipi di unione come se fossero in egual modo famiglia; altre ancora
in cui il modello principale di famiglia è la “famiglia allargata”.

La famiglia naturale (che per molti neppure esiste) ovvero quell’unione
stabile tra un uomo e una donna che si giurano fedeltà eterna e che si
impegnano ad educare insieme la prole, laddove non venga completamente
surclassata, è spesso comunque relegata ai margini.

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