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Come parlare del male nel mondo ai bambini? Dalle notizie di omicidi e guerre fino agli eventi difficili che ci raggiungono ogni giorno, come possiamo crescere figli forti e pieni di speranza? E come farlo senza spaventarli o inquietarli, ma anzi incoraggiandoli a diventare quella parte di bene di cui il mondo ha bisogno?

Sono madre di due bambini sotto i dieci anni. Quando sono piccoli, cerchiamo di proteggerli da ciò che potrebbe ferirli o turbarli, evitando di esporli a realtà dure o difficili da comprendere: guerre, incidenti, malattie, morti improvvise. Ma poi crescono. E le notizie arrivano comunque: a scuola, attraverso i compagni, dai social degli adulti, persino da una radio lasciata accesa.

È impossibile — e forse neppure giusto — tenerli all’oscuro di tutto. Questo mondo, con le sue luci e le sue ombre, con i suoi slanci verso il bene e le sue cadute nel male, è il mondo che dovranno abitare.

Questo articolo non vuole essere un manuale, ma piuttosto un invito alla riflessione, soprattutto quando sono proprio loro, per primi, a porci delle domande.

1. È più facile trovare il bene che il male: aiutiamoli a vedere i lati positivi della vita.

Mostriamo ai bambini quanto bene c’è nel mondo, anche se spesso passa sotto silenzio. Ci sono più persone che curano di quelle che feriscono, più persone che aiutano, anziché distruggere, più gesti di bontà silenziosa che cattiverie rumorose. Far vedere il bene rafforza nei bambini l’idea che il mondo è affidabile, che la vita è buona, che vale la pena fidarsi.

2. Nel mondo c’è il bene e c’è il male: convivono, come il grano e la zizzania. Loro possono scegliere da che parte stare.

Il male esiste perché non tutti hanno imparato a rispettare gli altri, perché alcuni vogliono troppo per sé, perché l’egoismo può prendere il sopravvento. La guerra nasce da cuori che non sanno più vedere l’altro come un fratello. I bambini, però, devono sapere che loro possono essere parte del cambiamento: possono portare pace nella scuola, tra gli amici, in famiglia.

Il mondo non si aggiusta da solo: lasciamo da parte noi per primi il disfattismo, aiutiamo i piccoli ad avere un cuore grande.

3. Perché il silenzio o le bugie non aiutano?

La dottoressa Loredana Luise, psicologa e psicoterapeuta, spiega come parlare della guerra ai bambini, dicendo che il silenzio non protegge, anzi aumenta ansie e fantasie che fanno paura. I bambini percepiscono il male, ne hanno paura, anche se noi non lo nominiamo. Parliamone, dunque, con parole semplici e rassicuranti, diveniamo per loro porto sicuro e educhiamoli alla pace.

4. Anche la morte esiste, ma non deve essere un tabù.

La morte fa male, fa piangere, lascia un vuoto. Essere sinceri su questo è importante. Ai bambini, però, va dato anche un messaggio di speranza: la vita non finisce, cambia. È un passaggio naturale che nessuno evita, ma l’amore non muore mai.

Persino molti genitori non credenti dicono ai figli che i nonni “sono in cielo”: perché credere che la vita continui è un bisogno del cuore umano, prima ancora che un dogma della fede. Non priviamo i bambini di questa consolazione profonda.

5. Aiutiamoli a riconoscere il male… partendo dal loro cuore.

Per crescere forti e liberi, i bambini prima e i ragazzi poi devono imparare a non cadere nei meccanismi del male. Ad esempio: non rispondere con cattiveria alla cattiveria, non covare rancore

chiedere scusa quando sbagliano; saper dire “no” quando qualcosa li mette a disagio; scegliere la bontà, l’onestà, la sincerità anche quando è difficile.

Il primo luogo da cui si caccia il male è il proprio cuore.

6. Educare alla non violenza e nutrire la speranza aiutandoli a vedere alternative

Lee-Ann Chae, Associate Professor of Philosophy, nellaTemple University (Philadelphia, USA) si occupa di etica e mondo dell’infanzia. Egli spiega l’importanza di educare alla pace senza spaventare. Il male esiste, ma è possibile rendere consapevoli i bambini senza terrorizzarli, con parole semplici e pacifiche.

Nel suo lavoro Lee-Ann Chae spiega, parlando della guerra, ad esempio, che è essenziale dare ai bambini parole vere e permettere loro di immaginare alternative non violente.

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