Questo articolo è disponibile anche in: Inglese Spagnolo

 

 

In un raro caso di accordo bipartisan, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato recentemente una legge che punisce quella che viene chiamata “vendetta pornografica” e altre forme di diffusione di immagini sessuali senza il consenso delle persone rappresentate. Il divieto si riferisce espressamente sia a fotografie reali che a figure fittizie create con intelligenza artificiale.

La legge è pensata specialmente per proteggere ragazze e adolescenti, le vittime più frequenti di queste violazioni dell’intimità e della dignità personale. In effetti, è stato un episodio avvenuto nel 2023 che coinvolse varie studentesse in Texas a spingere il senatore repubblicano di quello stato, Ted Cruz, a proporre la legge appena approvata.

In un caso analogo (in Spagna, in una scuola dell’Estremadura), uno studente di un liceo aveva scattato foto innocenti delle sue compagne e le aveva trasformate in falsi nudi che poi aveva condiviso su Snapchat. Poiché nello stato non esisteva una legge che punisse questo tipo di comportamento, i genitori delle vittime non riuscirono a ottenere che la giustizia intervenisse.

Fino alla promulgazione della nuova legge, la “vendetta pornografica” era proibita solo in stati come la California e la Florida.

Multe e carcere

La nuova legge federale ha un titolo esteso, pensato affinché le iniziali formino l’espressione “Take It Down” (ossia “togliete‑le” — intendendo il materiale grafico sessuale non consentito).

Le sue disposizioni non si applicano alla pornografia infantile, che già da anni è penalizzata con pene da 5 a 20 anni di carcere.

Il nuovo reato di diffusione non consentita di immagini sessuali richiede come condizione che la persona rappresentata sia identificabile, cosa che può avvenire sia con foto reali che con nudi fittizi. Non viene esclusa la responsabilità neanche se la vittima aveva acconsentito alla creazione dell’immagine o l’aveva mostrata a un terzo.

La pena può andare da una multa fino a due anni di carcere se la vittima è maggiorenne, e fino a tre anni se è minorenne. È punita anche la minaccia di diffondere tali immagini con intento di estorsione o di causare danno psicologico: in questi casi la pena può arrivare a 18 mesi di carcere se la vittima è maggiorenne, e a 30 mesi se è minorenne.

In caso di condanna, si procede anche al sequestro delle immagini illecite, dei profitti eventualmente ottenuti dalla loro diffusione, e degli strumenti usati per crearle o distribuirle.

Rimozione rapida e obblighi per le piattaforme

La legge impone anche obblighi alle pagine web o ai social network attraverso i quali si diffondono le immagini illecite: quando ricevono una denuncia da parte di una vittima o del suo rappresentante, dovranno rimuovere i contenuti entro 48 ore. A differenza delle disposizioni penali, queste regole non entreranno in vigore subito: le piattaforme hanno un anno di tempo per elaborare e pubblicare una procedura per gestire le segnalazioni.

Se una piattaforma non rimuove le immagini entro il termine previsto, commette un’infrazione soggetta a sanzione da parte della Federal Trade Commission (FTC).

Allo stesso tempo, la legge esonera le piattaforme da responsabilità nel caso di “falsi positivi” — cioè quando, a causa di una denuncia fatta in buona fede, eliminano immagini che poi risultano non essere illecite.

La buona fede è l’unica condizione per richiedere la rimozione. Questa caratteristica ha sollevato critiche da parte di organizzazioni in difesa della libertà di espressione, che avvertono del rischio che vittime false possano censurare contenuti legali semplicemente perché non gli piacciono.

Come tutte le leggi, anche questa può essere migliorata in un prossimo futuro. Ma il suo valore attuale è innegabile. La legge obbliga con forza gli operatori dei social network e delle piattaforme non solo a prendere provvedimenti coerenti ma anche rapidi contro i contenuti intimi pubblicati senza consenso. Anche la semplice minaccia di pubblicazione – ad esempio in caso di «sextortion» – così come la diffusione diventano un reato punibile legalmente. Era ora, è proprio il caso di dirlo.

Previous

Quando le parole diventano pugnali: sette consigli per disarmare il linguaggio

Next

Tra innovazione e responsabilità: social media e intelligenza artificiale . Una riflessione critica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also