La credibilità del giornalismo oggi: un bilancio tra fiducia e scetticismo
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Negli ultimi anni, la fiducia del pubblico nei media e nel giornalismo in generale è spesso descritta come in forte declino. Secondo l’ultimo rapporto del Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ), su un campione globale di circa 95.000 persone in 47 paesi, soltanto circa il 40% degli intervistati dice di “fidarsi della maggior parte delle notizie la maggior parte delle volte”.
Allo stesso tempo, la percentuale di chi dichiara di fidarsi delle fonti che usa personalmente è leggermente superiore, intorno al 46%. Questo quadro generale di fiducia contenuta, lontana da una maggioranza schiacciante, mette in evidenza una sfida strutturale per il giornalismo contemporaneo: riconquistare l’attenzione e la fiducia di una parte significativa dell’opinione pubblica.
La situazione in Europa
Non tutti i paesi si trovano nella stessa situazione. Ci sono infatti forti differenze geografiche e culturali ad esempio in Europa. In alcuni paesi, come la Finlandia ad esempio, la fiducia è molto elevata. Sempre secondo il rapporto del Reuters Institute for the Study of Journalism, circa il 75% degli adulti dichiara che “la maggior parte delle notizie” è affidabile.
In altri Paesi, invece, i livelli di fiducia sono molto bassi. Per esempio paesi con forti polarizzazioni politiche come Grecia o Ungheria registrano punte intorno al 20% tra chi si fida “della maggior parte delle notizie la maggior parte delle volte”.
Per quanto riguarda l’Italia, uno dei dati più recenti segnala che, nel 2023, la testata nazionale ANSA è risultata “il brand di informazione più fidato dagli italiani” per il sesto anno consecutivo: circa 78% degli italiani esprime fiducia in ANSA, in netta crescita rispetto al 73% dell’anno precedente.
La situazione negli USA
Secondo un sondaggio della società di sondaggi Gallup del settembre 2024, solo il 31% degli americani ha dichiarato di avere “una buona dose” o “una certa fiducia” nei media (giornali, tv, radio).
Nello stesso sondaggio, il 36% ha risposto di non avere fiducia alcuna nei media, e un ulteriore 33% ha detto di avere “non molta” fiducia. Un’indagine ancora più recente, condotta dal Pew Research Center nell’agosto 2025, ha rilevato che circa 9 persone su 10 adulte negli USA dicono di imbattersi almeno “talvolta” in notizie che ritengono inaccurate; di queste, il 42% dichiara che accade “molto spesso” o “spesso”.
Nella stessa indagine, circa la metà degli americani (51%) dice che, quando riceve notizie, trova difficile distinguere cosa è vero e cosa no.
Una tabella, ci aiuterà a riassumere questi dati.
Perché (non) ci fidiamo — E cosa conta per il pubblico
Sempre secondo i risultati del rapporto 2024 del RISJ, quando le persone scelgono quali media considerare affidabili, le caratteristiche più spesso citate come decisive sono: standard giornalistici elevati, trasparenza nel modo in cui le notizie vengono realizzate, e l’impressione che il media “rappresenti persone come me in modo giusto”.
Al contrario, fattori come il sensazionalismo, l’eccessiva negatività dei contenuti, o una percezione di parzialità e “agenda politica” tendono a erodere la fiducia.
Questo implica che, per riconquistare credibilità, molte testate — e il giornalismo in generale — dovrebbero puntare su trasparenza, rigore, verifica delle fonti e rappresentazione equa, piuttosto che su titoli ad effetto o contenuti polarizzanti.
Dalla fiducia alla distanza: evasione dalle notizie e “fatica da informazione”
Un’altra tendenza che si accompagna al calo di fiducia è la crescente evasione dalle notizie. Ci sono persone che scelgono deliberatamente di evitare media e aggiornamenti perché li trovano troppo negativi, stressanti o poco utili per la propria vita quotidiana. Nel caso di alcuni paesi, il numero di chi evita le notizie “almeno occasionalmente” supera il 70%.
Questo dato è fondamentale: anche se un giornale o un sito fosse credibile, la sua influenza si riduce se il pubblico decide di ignorarlo. In un’era di sovraccarico informativo — crisi, conflitti, emergenze — la “fatica da informazione” diventa un problema reale per la democrazia.
Limiti dei dati: percezione vs realtà
È importante ricordare che queste statistiche riflettono percezioni soggettive di fiducia, non misurazioni oggettive della qualità giornalistica o dell’accuratezza delle notizie. Ciò significa che la fiducia può essere influenzata da molti fattori — politici, sociali, culturali — e non sempre coincide con il rigore reale del giornalismo. In alcuni casi, persone potrebbero fidarsi di testate che in realtà operano con basse verifiche, mentre diffidare di quelle molto rigorose se percepite come “di parte”.
Qualche considerazione: che ruolo per il giornalismo oggi
Alla luce di questi dati, emerge che la credibilità del giornalismo non è un dato scontato o permanente, ma qualcosa da costruire ogni giorno.
I media che puntano su trasparenza, verifica delle fonti, pluralità e rigore — pur nella complessità del contesto attuale — probabilmente godono di una migliore reputazione nel lungo termine.
Serve un impegno maggiore da parte delle testate per essere vicine alle persone reali, rappresentarne le pluralità e comunicare in modo chiaro e responsabile, riducendo sensazionalismi e polarizzazione.
Il giornalismo di qualità può svolgere un ruolo cruciale per la democrazia — ma solo se riesce a riconquistare la fiducia di una parte significativa del pubblico, e a coinvolgere anche chi oggi tende ad allontanarsi dalle news.















