Papa Leone XIV: come si è presentato al mondo?
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“La pace sia con tutti voi! Fratelli e sorelle carissimi, questo è il primo saluto del Cristo Risorto, il buon pastore che ha dato la vita per il gregge di Dio. Anch’io vorrei che questo saluto di pace entrasse nel vostro cuore, raggiungesse le vostre famiglie, tutte le persone, ovunque siano, tutti i popoli, tutta la terra. La pace sia con voi!”
Sono state le prime parole di Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV, scelto dal conclave come successore di Pietro, dopo Francesco.
Il nuovo pontefice, il primo americano statunitense, dell’Illinois, compirà settant’anni a settembre e ha deciso di presentarsi al mondo con il saluto che Gesù diede, appena risorto, ai suoi discepoli spaventati, tramortiti, increduli per la sua Crocifissione. Un saluto evangelico, un richiamo alla pace del Risorto di cui il mondo ha fame e sete.
Il papa, neoeletto e visibilmente emozionato, l’ha definita “una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante” e che “proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.
Non sono mancate, a questo punto, parole di riconoscenza e gratitudine per il suo predecessore, dopo le quali il pontefice ha proseguito: “Dio ci vuole bene, Dio vi ama tutti, e il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce”.
Ha ringraziato i cardinali per averlo scelto e ha espresso il desiderio di una “Chiesa unita”, che cerchi “sempre la pace, la giustizia”. Ha anche espresso il desiderio di una Chiesa dove uomini e donne “fedeli a Gesù Cristo, senza paura, possano proclamare il Vangelo, per essere missionari”.
Parlando del suo percorso ha affermato di essere “un figlio di Sant’Agostino”, ricordando poi le parole che il noto Padre della Chiesa diceva: “Con voi sono cristiano e per voi vescovo”.
Tra i saluti, spiccano in particolare quelli alla sua “cara diocesi di Chiclayo, in Perù”, dove “un popolo fedele ha accompagnato il suo vescovo, ha condiviso la sua fede e ha dato tanto, tanto per continuare ad essere Chiesa fedele di Gesù Cristo”.
Ha infine espresso il desiderio di una “Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono” e ha ricordato che la sua elezione è avvenuta nel giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. “Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi”, ha detto, poi ha voluto pregare con il popolo riunito in piazza San Pietro un’Ave Maria.
Leone XIV è il 267° della storia della Chiesa, è stato scelto da Francesco come Prefetto per il Dicastero dei Vescovi e come guida della Pontificia Commissione per l’America Latina. È stato missionario in Perù e ha avuto importanti incarichi in vari ambiti ecclesiastici. Il suo motto episcopale è una frase di sant’Agostino: “Illo uno unum”, sostenendo che i cristiani, pur essendo molti, in Cristo sono “uno”. Ha molto a cuore l’unità del popolo cristiano.
Chi era Leone XIII, di cui il nuovo papa vuole seguire le orme
Vincenzo Gioacchino Pecci, che assunse il nome di Papa Leone XIII, fu il 256º papa della Chiesa Cattolica. Come papa Francesco, si trova sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Il suo si rivelò uno dei pontificati più lunghi: durò, infatti, dal 1878 al 1903. Uno dei passaggi più significativi è rappresentato dall’enciclica “Rerum Novarum”, dedicata alle questioni sociali e ai diritti dei lavoratori.
Fu il primo papa, dopo secoli, a non avere più il potere temporale. Come pontefice dovette confrontarsi con dei cambiamenti epocali e si mostrò aperto alla modernità, promuovendo anche l’impegno dei cristiani nel mondo della politica. Molto prolifero sul piano della scrittura, produsse 86 encicliche. Leone XXIII verrà ricordato per l’impegno ecumenico, per il dialogo con le altre confessioni cristiane.
Iniziò una profonda riforma nella Chiesa, promuovendo il dialogo con il mondo, allentando le tensioni tra poteri civili e Stato del Vaticano, iniziati quando il pontefice venne privato della sua autorità anche politica, e venne confinato in un piccolo terreno, la Città del Vaticano.
Leone XIII è ricordato anche per una preghiera contro le insidie del demonio. Aveva avuto una visione dove vedeva il demonio minacciare la Chiesa e, di suo pugno, scrisse una preghiera a San Michele Arcangelo, chiedendo che fosse recitata alla fine di ogni Messa. Fu così fino al Concilio Vaticano II.
Il suo pontificato, che doveva essere “di transizione”, si rivelò invece emblematico ed essenziale per il cammino della Chiesa verso la modernità. Ancora oggi, il suo pontificato è considerato prezioso e
Sant’Agostino e l’unità dei cristiani
Leone XXIII è agostiniano. Sant’Agostino, il cui nome per intero è Aurelio Agostino d’Ippona, convertitosi al cristianesimo in età adulta, anche grazie alle lacrime e alle insistenti preghiere di sua madre, santa Monica, è stato un Padre della Chiesa vissuto dal 354 al 430 dc. Ha lasciato un segno indelebile nella storia del cristianesimo.
Figlio di madre cristiana e padre pagano, visse dei dissidi interiori fortissimi, abbracciò molte filosofie, prima di approdare a Cristo, dicendo che il cuore umano è inquieto finché non riposa in lui.
Sua è la preghiera, contenuta nelle Confessioni, “Tardi t’amai”, di cui la prima strofa recita: “Tardi ti amai bellezza tanto antica e tanto nuova… Tardi ti amai. Trent’anni rimasi lontano da Dio. Durante questo tempo qualcosa si muoveva nel mio cuore… Ero un ricercatore. Cercavo la felicità, come te, come tutti. Tu stavi dentro di me ed io stavo fuori…”
Sant’Agostino era un fervente sostenitore dell’unità tra i cristiani.















