Essere liberi nei social. Tre consigli
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Un Social network come Instagram è pensato e strutturato come la vetrina di un negozio o la passerella di una sfilata di moda. In altre parole, sui social-vetrine condividiamo storie e contenuti davanti ad una sorta di pubblico, con la conseguenza che questo, invece di avvicinarci agli altri, può allontanarci. Vediamo perché.
Oltre l’invidia digitale
Sui social-vetrina gli altri ci guardano, mostrano il loro consenso, ma difficilmente interagiscono, se non con un piccolo segno di approvazione o un brevissimo commento.
È facile, allora, adeguarsi al linguaggio dell’apparenza, cadere nell’ostentazione, entrare nel circolo vizioso della competizione. Un altro aspetto non trascurabile è l’invidia che, sovente, si origina.
Guardando gli altri, che di solito mostrano solo i successi, i momenti felici, ciò che di bello accade nelle loro vita – nascondendo sistematicamente i problemi, che non si addicono a delle vetrine – si rischia di entrare, a volte anche inconsapevolmente, in una gara virtuale e di vivere l’esperienza che più volte abbiamo definito invidia digitale. Ognuno cerca di arrivare più in alto, e, in maniera direttamente proporzionale, di nascondere le parti buie. Questo fa sì che, dopo l’ingresso sui social, guardando la presunta perfezione delle vite altrui, ci si può sentire più soli nelle proprie fatiche.
È possibile utilizzare i Social uscendo da queste dinamiche poco sane? Ecco tre consigli.
- Essere consapevoli dei possibili effetti sulla nostra serenità ed autostima
Nessuno prende una medicina senza conoscere i possibili effetti collaterali, senza essere informato sulle possibili contrindicazioni e senza aver capito e bilanciato rischi e vantaggi. La consapevolezza è la premessa di una scelta veramente libera e permette di agire sulle eventuali conseguenze con maggiore celerità ed efficacia. Ora, i social non sono farmaci e nessuno ce li ha prescritti; non sono l’aria che respiriamo, né il pane che mangiamo. Possiamo farne a meno, soprattutto se ci rendiamo conto che ci fanno del male, che ci assorbono, che ci rendono schiavi. Insomma, possiamo evitarli o persino eliminarli se le controindicazioni superano i benefici.
Se decidiamo di rimanere, è bene sapere come funzionano, riconoscere che possono ingabbiarci. Infatti, si può uscire da un determinato meccanismo insano solo se lo si riconosce, se lo si chiama per nome. Ecco alcune domande che possiamo porci sulla nostra libertà interiore:
- sono vittima dell’invidia digitale?
- sto usando i Social per competere virtualmente con altri?
- sto mostrando una vita apparentemente perfetta, per suscitare ammirazione e questo mi sta rendendo meno autentico?
Se ci troviamo a rispondere di sì a queste tre domande, forse abbiamo bisogno di una pausa di riflessione: è possibile usare i Social meglio di così.
- Utilizzo con parsimonia
La nostra vita offline ha valore a prescindere che i nostri followers la vedano. Più ci si immerge nella sfera virtuale e ci si immette nella logica di dover rendere conto ad un pubblico di ciò che si fa, più si rischia di dimenticare il valore di un sorriso non postato, di un momento divertente non immortalato, di una chiacchierata senza foto. Essere con la mente sempre sui social rischia di farci apprezzare meno la bellezza dei momenti che viviamo.
La scelta è nelle nostre mani. Possiamo cambiare il paradigma. Possiamo decidere di utilizzare con parsimonia degli strumenti che, qualora ne abusiamo, rischiano di estraniarci dalla realtà, di proiettarci sempre altrove, facendoci perdere il gusto del momento presente, del qui ed ora.
- Nei social ma non dei social: servire, invece che farsi servire
In un articolo recente, abbiamo spiegato che, se è possibile vivere i Social assecondando i vizi, è possibile viverli anche secondo virtù. Ad esempio, si può essere temperanti, invece che impulsivi; si può sperimentare la fortezza, che consiste nel saper resistere e darsi dei limiti; si può praticare la giustizia ed essere prudenti. Il che implica saper fare un buon discernimento prima di postare qualcosa. Spiegavamo, inoltre, che si può scegliere anche la carità sui Social: servire invece che farsi servire. Ad esempio, quando ci chiediamo in che modo aiutare altri con ciò che pubblichiamo, anziché ripiegarci su noi stessi e sulla ricerca narcisistica di approvazione. Ecco delle domande utili per dare ai nostri social questa direzione:
- pensando a coloro che mi seguono, che mi danno fiducia, che vedono i miei contenuti, che cosa potrei dire di bello per incoraggiarli?
- cosa potrei pubblicare per dare speranza a qualcuno che ha avuto una brutta giornata?
- in che modo posso favorire informazione in un determinato argomento?
Se l’unica mia domanda è: “Come potrò apparare migliore di lui, di lei?” ho ancora molta strada da fare per vivere i Social secondo un’autentica bellezza, quella bellezza che dovrebbe muovere le nostre scelte in ogni ambito del vivere e della convivenza sociale.















