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Può una catechesi, scritta da Giovanni Paolo II più di quarant’anni fa, riaffiorare in questi tempi ed essere d’aiuto a centinaia di coppie di sposi? La risposta è sì.

Il Progetto Amore Coniugale o “rivoluzione dell’amore”, come alcuni l’hanno chiamata, è un metodo di accompagnamento, a livello diocesano, che ha iniziato il suo cammino a Malaga nel 2016. Sono già centinaia le coppie che beneficiano del suo apostolato. A partire da questa città spagnola, la sua attività si è poi diffusa in diverse province del paese e in altri paesi dell’Europa e del Sud America.

José Luis e Magüi, gli sposi che hanno dato vita al progetto, stavano affrontando una profonda crisi coniugale. Tanto che l’idea di separarsi iniziava ad essere nei loro pensieri. Provvidenzialmente, nel 2002 furono invitati a un pellegrinaggio a Fatima, in Portogallo, e lì accaddero alcuni fatti decisivi. I due, separatamente, pregando ciascuno per conto proprio davanti alla Vergine, intuirono chiaramente che dovevano mettere in atto qualcosa per aiutare le persone che, come loro, stavano attraversando delle difficoltà nel proprio matrimonio.

Al ritorno dal viaggio cominciarono a cercare quel “qualcosa”, ma all’inizio non riuscirono a trovare nulla che rispondesse ai loro desideri. Tuttavia, avrebbero presto trovato ciò che stavano cercando: un’opera catechetica di Papa San Giovanni Paolo II, conosciuta come la Teologia del Corpo.

Si possono contare, in totale, 129 catechesi, che il papa polacco ha scritto tra il settembre del 1979 e il novembre del 1984 e che ha presentato nelle udienze del mercoledì davanti a centinaia di persone. È un tesoro per la Chiesa e i temi toccati sono proprio inerenti al matrimonio e alla famiglia.

Al ritorno dal pellegrinaggio, questi coniugi lanciarono una bomba esplosiva e inarrestabile. Inizialmente solo alcune coppie cominciarono a riunirsi insieme, ma presto se ne aggiunsero altre. Da quegli incontri nacque l’idea di fare un ritiro, fondamentalmente, da un lato per permettere di fare mente locale su ciò che si è appreso, dall’altro per divenire il primo punto di contatto per chi volesse unirsi alle catechesi.

Molte coppie che si sono rivolte al Progetto di Amore Coniugale lo hanno fatto spinte da una forte crisi; tuttavia, il progetto non è riservato solo ai matrimoni con problemi o solo a cristiani.

Possono partecipare tutti gli uomini e le donne che vogliano imparare ad amarsi, che desiderano amarsi di più e vivere un’esperienza che rappresenti il punto di svolta nella loro relazione, con la consapevolezza che si può sempre progredire e migliorare.

La maggior parte dei partecipanti sono sposati in Chiesa anche se alcuni dei coniugi non crede o non pratica. Certamente la fede aiuta molto a partecipare nel ritiro col quale si comincia un percorso.

Si accettano quindi coppie non credenti, ma prima del ritiro si chiarisce loro che nel corso del ritiro si parlerà di Dio e che si basa sul sacramento e sulla grazia del sacramento. E lo si fa così perché non pensino che si tratti di una trappola. Sono accettate anche le coppie che già convivono senza essere sposate, a condizione che non ci siano impedimenti alla celebrazione del matrimonio

Tutto inizia con un annuncio in una città prestabilita, dove la coppia fondatrice spiega la sua storia e l’itinerario da seguire con l’aiuto di Giovanni Paolo II. Poi vengono indicate le date per il ritiro successivo.

Questi giorni di ritiro vanno dal venerdì alla domenica. I posti disponibili si riempiono in un batter d’occhio e molte volte le persone vengono lasciate in lista d’attesa. Ciò che si vive in quei giorni è un’introduzione ai concetti di solitudine, nudità e unità originaria. È un ritorno all’inizio, all’origine, che troviamo nella Genesi, quando Dio creò il primo uomo e la prima donna.

Tutti i partecipanti, al termine del ritiro, raccontano ciò che hanno vissuto più o meno nello stesso modo. Si apre per loro una nuova prospettiva, un nuovo modo di amare il proprio coniuge, che nessuno aveva insegnato loro prima. Gli sposi tornano alle loro case rinnovati, ma bisognosi di continuità. Ecco perché, alla fine del ritiro, i partecipanti sono invitati a continuare la formazione in una parrocchia vicino a casa loro, dove sia stato accolto il progetto di amore coniugale. In questi incontri, che si svolgono una volta al mese, si lavora sulla catechesi seguendo quello che sarà un itinerario formativo specifico per la vocazione al matrimonio. Inoltre, in questa giornata si coglie l’occasione per mettere in pratica la preghiera coniugale, che tanto bene ha fatto e fa alle coppie sposate.

Che vi sia un legame fra la esperienza a Fatima di questa coppia, José Lui e Magüi, san Giovanni Paolo II, il papa della famiglia, e la Madonna è per me una cosa scontata. Ma questo sarebbe argomento di un altro articolo.

La Madonna non si arrende dinanzi agli attacchi alla famiglia oggi perché vuole portarci in Paradiso. Il Progetto di Amore Coniugale va incontro ai matrimoni “feriti”, e apparentemente “sani” (tutti siamo in qualche modo feriti dall’egoismo che è una traccia lasciata in noi dal peccato originale), agendo come un unguento, mostrandoci la via della felicità, il piano di Dio per il matrimonio e la famiglia o, come ricorda il suo motto, “il matrimonio come Dio lo ha voluto”.

Quando si approfondisce tutto il materiale del Papa, si comincia a capire, per esempio, che le differenze tra uomo e donna o quelle di ciascuna personalità non sono solo un altro ostacolo nella propria vita, bensì un dono che deve essere messo a disposizione dell’altro, un compito.

Come dichiarato in Genesi 2:18-25 si dovrebbe essere letteralmente di aiuto per il proprio coniuge. Ognuno così com’è, con le sue virtù e i suoi difetti.

Tuttavia, dopo avervi offerto questo antipasto, penso che sia meglio per il lettore scoprire tutta questa ricchezza da solo, senza ulteriori spoiler.

Personalmente, posso dire che il Progetto di Amore Coniugale aiuta molto. Ho avuto il dono di partecipare a uno dei suoi ritiri nel febbraio 2020, quindici giorni prima del lockdown per il Covid-19. Sono convinta che ci abbia aiutato a vivere quei mesi di reclusione in una prospettiva cristiana e piena di significato. Inoltre, da qualche anno ci stiamo formando proprio grazie alle catechesi del Papa della famiglia, e questa è una benedizione.

Incoraggio, in definitiva, quanti sono uniti dal sacramento del matrimonio ad approfondire la conoscenza della Teologia del Corpo, per scoprire la bellezza e la grandezza della loro vocazione.

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