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Da quando ChatGPT ha fatto il suo debutto nel 2022, l’intelligenza artificiale (AI) è esplosa nell’agenda pubblica e politica. Come evidenziava Norberto González nella sua lunga recensione sul libro di Daniel Innerarity. Una teoría crítica de la inteligencia artificial, la attenzione giornalistica sull’AI aveva già superato, almeno nei media internazionali, quello per conflitti di lunga durata come lo scontro tra Hamas e Israele. Tutti ormai, specie legislatori, politici, università e persino il Vaticano si interrogano sulle sue implicazioni etiche, politiche e sociali.

Innerarity ci invita a leggere la rivoluzione dell’AI alla luce della storia della tecnologia: se Internet negli anni ’90 era circondata da utopie libertarie e anarchiche, oggi ci troviamo immersi nell’“AIthoritarianism”, un clima in cui la tecnologia genera incredulità, timore e polarizzazione. La promessa di libertà illimitata di Internet ha lasciato il posto a piattaforme che, pur presentandosi come neutrali, concentrano enormi poteri economici e sociali, spesso superiori a quelli di interi Stati.

Il libro si articola in tre parti.

  1. Critica della ragione algoritmica
    Innerarity distingue l’intelligenza artificiale da quella umana, sottolineando le qualità che rendono unica la mente umana: senso comune, creatività, capacità di apprendimento contestuale e “intelligenza corporea”. I dati, per quanto vasti, non parlano da soli e richiedono interpretazione: la quantità non sostituisce la qualità della conoscenza. Interessante è la sua riflessione sulla privacy: non basta la logica contrattuale (“ho letto e accetto le condizioni”), perché i cittadini non negoziano alla pari con le piattaforme. La privacy deve essere considerata un bene pubblico, non solo un diritto individuale.
  2. Critica della ragione tecnologica
    L’AI non è solo una nuova tecnologia: è una rivoluzione paragonabile all’impatto della stampa, ma accelera i processi introdotti dalla digitalizzazione. A differenza di McLuhan, che evidenziava la tecnologia come estensione dei sensi, Innerarity sottolinea la novità storica dell’AI: capacità di prendere decisioni che nemmeno i creatori comprendono completamente. Questo solleva sfide cruciali per trasparenza, governance e responsabilità: opacità e dinamismo non sono errori ma caratteristiche intrinseche dei sistemi algoritmici, e i bias (errori) algoritmici riflettono quelli umani. La soluzione non è la completa trasparenza, ma una “comprensione collettiva” dei cittadini sulle implicazioni della tecnologia.
  3. Filosofia politica della ragione algoritmica
    La terza parte analizza l’impatto dell’AI sulla democrazia. L’autore mette in guardia contro la promessa di neutralità e oggettività algoritmica: gli algoritmi, basandosi su dati passati, tendono a conservare lo status quo e a ridurre la riflessività politica. La governance algoritmica, anche se più efficiente, rischia di rendere i cittadini passivi, privandoli della capacità di deliberare. Innerarity insiste sull’importanza di un equilibrio tra delega tecnologica e controllo popolare: delegare è inevitabile, ma deve esserci sempre un controllo collettivo significativo.

Le riflessioni chiave

  • La persona non può essere ridotta a un profilo algoritmico: la libertà umana genera novità, che i modelli predittivi non possono anticipare.
  • La democrazia richiede deliberazione e pluralismo, non calcoli matematici dei desideri aggregati.
  • Gli algoritmi non sostituiscono la politica: possono amplificare bias (pregiudizi) o correggerli, ma non possono decidere ciò che è umano e imprevedibile.
  • La sfida finale è educativa e culturale: superare la seduzione tecnologica e preservare il principio decisionale della democrazia, che non è epistemico ma politico.

In sintesi, Innerarity offre una guida completa e ponderata per navigare il mondo dell’AI: ci invita a comprendere i rischi e le potenzialità, a non demonizzare la tecnologia, ma a integrarla nella società senza rinunciare a ciò che rende umana la nostra libertà e la nostra democrazia.

A seguire il link al testo completo

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