Usare i social per salvare vite? Si può. Il caso di Giorgie Swallow
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I social, si sa, oggi sono molto utilizzati dalle aziende per accrescere il proprio fatturato. Se non sei su Internet, e in particolare nelle piazze virtuali, praticamente non esisti. E, quindi, guadagni molto meno. Eppure, gli stessi mezzi di comunicazione sociale che permettono di far crescere economicamente un’attività possono essere usati anche per scopi benefici, per diffondere messaggi e iniziative a favore di cause importanti; possono essere usati per promuovere progetti volti a migliorare o persino salvare delle vite. È il caso dell’influencer Georgie Swallow, che, guarita da un cancro aggressivo, ha deciso di non sprecare il dolore attraversato e di convertirlo in aiuto per altri nella stessa situazione. Oggi, i suoi profili social sono un inno alla speranza. La sua immagine e la sua storia messi al servizio della ricerca contro i tumori.
Come tutto è iniziato: la scoperta della malattia
Nessuno poteva immaginare che quella strana sensazione di stanchezza e affaticamento nascondesse una diagnosi terribile. Eppure, in breve tempo, sono seguiti altri sintomi, che non potevano essere ignorati: qualcosa non andava. Swallow, originaria di Iver, nel Buckinghamshire (Regno Unito) ha iniziato ad avvertire dolori diffusi in tutto il corpo, accompagnati da un malessere fisico generale. Calava di peso, senza sapere perché e avvertiva un insolito bruciore alle gambe. Aveva ventisei anni, quando, accantonata la falsa auto rassicurazione che fosse “solo stress”, ha deciso di approfondire, e gli esami non hanno tardato a restituirle un quadro preoccupante: aveva il linfoma di Hodgkin e, purtroppo, la malattia si trovava già al quarto stadio.
Nel suo paese, per accedere a delle visite approfondite rapidamente e conoscere in tempi brevi la diagnosi, è necessario essere coperti da una assicurazione sanitaria. Suo padre l’aveva, ciò le ha salvato la vita: “Se avessi aspettato ancora, non avrebbero potuto fare nulla per me”.
Non tutti i mali vengono per nuocere: il rinnovato amore per la vita
Chi non ha vissuto una simile esperienza, può solo immaginare cosa possa significare per una giovane donna nel pieno dei suoi anni, sapere che, presto, potrebbe morire. I suoi sogni, i progetti, sembravano svanire davanti a quella diagnosi. A nulla servivano più la sua sfolgorante bellezza, né la sua sicurezza economica. Tuttavia, proprio in quel tempo difficile, mentre si affidava alle cure dei medici sperando di sconfiggere il male, la Swallow ha iniziato ad amare di più il suo corpo e la vita in generale: “Ho avuto un’infanzia meravigliosa con una sorella maggiore e una sorella minore, e molti amici. Ma da adolescente mi sono sempre sentita molto insicura e cercavo costantemente di perdere peso. Ora mi rendo conto di tutto il tempo che ho perso, se solo avessi saputo prima cosa mi sarebbe accaduto”, ha raccontato ai suoi followers.
Il primo ciclo di chemioterapia è stato duro ma ha dato i suoi frutti, tantoché la malattia sembrava sconfitta. Molto presto, però – circa quattro mesi dopo – si è ripresentata. “Ho saputo del ritorno del cancro poco dopo che avevamo prenotato un pranzo in un ottimo ristorante. Decidemmo di andarci comunque e divertirci. Questa esperienza mi ha insegnato a sfruttare al meglio il tempo che si ha”.
Poi, ha ripreso la sua lotta. È seguito un trapianto di cellule staminali. Il suo sistema immunitario debole e compromesso non le permetteva di incontrare nessuno. Quella prova durissima, quella solitudine forzata, l’ha aiutata ad apprezzare maggiormente il contatto, la presenza, la gioia di condividere la vita con gli altri.
Un traguardo importante e l’uso dei social per la ricerca
Pochi mesi fa, Georgie Swallow ha raggiunto un traguardo significativo: il quinto anniversario dalla remissione del cancro. Ha deciso di festeggiare con un evento organizzato a Mayfair, col fine di raccogliere fondi da destinare all’ospedale Royal Marsden Hospital, che l’ha curata e le ha salvato la vita.
Se il cancro le ha tolto molto, molto le ha anche dato. In primis, le ha permesso di mettere ordine nelle sue priorità e di vincere tante insicurezze. “Oggi il mio corpo porta i segni di ciò che ho passato. – racconta – Sono in menopausa precoce e probabilmente non potrò avere figli, ma mi sento incredibilmente grata di essere viva. […] Ho promesso a me stessa di dire ‘sì’ alla vita”.
L’influencer cerca di aiutare gli altri ad amarsi di più e ad apprezzare maggiormente di più la vita. Inoltre, con i suoi circa 100.000 followers, si impegna a sostenere associazioni benefiche, dando un nuovo significato e uno scopo nobile alla sua popolarità.
Il suo esempio ci dimostra che l’influencer non è automaticamente un superficiale egocentrico. C’è chi sa attirare l’attenzione e utilizzare questa dote per scopi nobili e socialmente rilevanti.
A prescindere dalla guarigione, che può avvenire come in questo caso (sperando in un risultato duraturo) oppure no, mettere al servizio degli altri la propria storia, le proprie energie, persino la propria sofferenza, con generosità, è un esempio che chiunque può fare proprio. Il senso della vita si trova proprio nel dono, si trova nella logica della solidarietà.
“Chi salva una vita salva il mondo intero”, dice il Talmud. Sicuramente Swallow, in questo, sta facendo la sua parte. Ha trovato, grazie alla malattia, l’antidoto all’egoismo. E chissà che altri influencer non sentano il desiderio di prendere ispirazione da lei e di utilizzare i social con più amore e meno vanità, anche trasformando le situazioni difficili in occasioni per portare speranza.















