Questo articolo è disponibile anche in: Inglese Spagnolo

La musica ha un potere catartico. Scende fin nelle pieghe dell’anima, scova emozioni e turbamenti che si trovano dentro di noi – a cui, forse, neppure sappiamo dare un nome – e li fa uscire, li porta alla luce.

Ad ognuno di noi sarà capitato di far scorrere le note di una canzone e, insieme ad esse, di lasciar andare qualche lacrima. Per una delusione, una preoccupazione, una contrarianza della vita.

Quante volte ci siamo sentiti sbagliati, soli, abbiamo avvertito un fallimento come definitivo e inconsolabile e, ascoltando una canzone, ci siamo sentiti sollevati, perché le parole e la melodia sembravano esprimere esattamente ciò che stavamo provando?

La musica accresce la qualità della vita?

In un articolo pubblicato su Harvard Health Publishing, intitolato “Perché la musica fa bene al cervello?”, ci si chiede: “La musica può davvero influenzare il tuo benessere, l’apprendimento, la funzione cognitiva, la qualità della vita e persino la felicità?”. Per riposta, si propone un recente sondaggio sulla musica e la salute del cervello condotto da AARP, che “ha rivelato alcuni risultati interessanti sull’impatto della musica sul benessere cognitivo ed emotivo”.

Nel dettaglio, la ricerca rivela che “gli ascoltatori di musica hanno ottenuto punteggi più alti per il benessere mentale e livelli leggermente ridotti di ansia e depressione rispetto alle persone in generale. Degli intervistati che attualmente vanno a spettacoli musicali, il 69% ha valutato la propria salute cerebrale come ‘eccellente’ o ‘molto buona’, rispetto al 58% di coloro che ci sono andati in passato e al 52% di coloro che non hanno mai partecipato”.

La ricerca sopracitata rivela poi che “di coloro che hanno riferito di essere stati spesso esposti alla musica da bambini, il 68% ha valutato la propria capacità di imparare cose nuove come ‘eccellente’ o ‘molto buona’, rispetto al 50% di coloro che non sono stati esposti alla musica”. Inoltre, “l’impegno musicale attivo, compresi quelli di età superiore ai 50 anni, è stato associato a tassi più elevati di felicità e buona funzione cognitiva”.

Un sondaggio non rappresentativo, ma con risultati significativi

È doverosa una nota sulla metodologia della ricerca sopra riportata. Si trattava di un sondaggio online di 20 minuti. Includeva 3.185 adulti statunitensi di età pari o superiore a 18 anni: un numero non rappresentativo, se si considera che l’intera popolazione (328 milioni di persone in tutto il paese). Inoltre, i risultati sono il frutto dell’autoanalisi delle persone, le cui opinioni non sempre hanno un riscontro oggettivo. “Ad esempio – si spiega nell’articolo – sebbene le persone possano segnalare la loro salute cerebrale come ‘eccellente’, non esiste una misura oggettiva della salute del cervello come una risonanza magnetica o persino un test per misurare la loro cognizione”.

Inoltre, anche se le valutazioni fossero veritiere, i risultati sarebbero delle correlazioni: “Non provano che, ad esempio, sia stata l’esposizione alla musica da bambino a portare a una migliore capacità di imparare cose nuove. Può essere altrettanto probabile che quei bambini cresciuti in famiglie più benestanti avessero maggiori probabilità di essere esposti alla musica e di ricevere una buona istruzione che li ha portati a essere in grado di imparare facilmente cose nuove più tardi nella vita”.

Tuttavia, l’articolo offre spunti interessanti proprio su questa correlazione. “Supponiamo che i risultati del sondaggio AARP siano effettivamente veri. Come può la musica avere effetti cerebrali così impressionanti? Anche se non conosciamo le risposte con certezza, gli sviluppi delle neuroscienze cognitive negli ultimi anni ci hanno permesso di speculare su alcuni possibili meccanismi”.

La musica attiva quasi tutto il cervello

“È stato dimostrato – si spiega nell’articolo – che la musica attiva alcune delle reti più ampie e diversificate del cervello. Naturalmente, la musica attiva la corteccia uditiva nei lobi temporali vicino alle orecchie, ma questo è solo l’inizio. Le parti del cervello coinvolte nelle emozioni non solo si attivano durante la musica emotiva, ma sono anche sincronizzate. La musica attiva anche una varietà di regioni di memoria. E, cosa interessante, la musica attiva il sistema motorio. In effetti, è stato teorizzato che sia l’attivazione del sistema motorio del cervello”.

La musica mantiene forti le reti cerebrali. Quindi, “poiché la musica può attivare quasi tutte le regioni e le reti del cervello, può aiutare a mantenere forti una miriade di percorsi e reti cerebrali, comprese quelle reti che sono coinvolte nel benessere, nell’apprendimento, nella funzione cognitiva, nella qualità della vita e nella felicità”.

La sensibilità dei giovani: perché la musica è centrale nella loro vita?

I giovani più degli adulti sanno bene quale ruolo può avere la musica nei momenti difficili. Non compie magie, ma tocca corde nascoste e, a volte, può perfino cambiare il finale di una storia. Soprattutto se chi scrive e canta ha un vissuto doloroso e, forte di una rinascita, porta un messaggio di speranza e di vita.

Le canzoni possono essere uno strumento per diffondere nei giovani la voglia di vivere, di ripartire, di ricominciare dopo una caduta.

Previous

La cultura pornografica o perchè il linguaggio del porno è ovunque

Next

Scuola e Intelligenza Artificiale: come gestirla in modo responsabile e consapevole

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Check Also