sabato, Giugno 10 2023

E’ mai possibile? Un altro film su Pinocchio? Se ne contano ad oggi almeno
una quarantina a iniziare dal primo, muto, del 1911; la versione del 2019
di Matteo Garrone con Roberto Benigni come Geppetto sembrava aver messo,
almeno per noi italiani, una parola definitiva ma ora Disney+ propone la
sua versione live action e computer grafica con un
regista (Robert Zemeckis) e un attore (Tom
Hanks) di tutto rispetto. Un’uscita molto probabilmente frettolosa, perché
per Natale arriva subito un altro Pinocchio, su Netflix realizzato dal
regista premio Oscar Guillermo del Toro.

Riuscirà il pubblico a interessarsi ancora a questa storia che ci viene
proposta in modo quasi martellante? Oltretutto risulta che il racconto del
burattino che diventa un ragazzo non è più da tempo, la lettura preferita
dei bambini. Ma allora? Il destino di un romanzo come quello di Pinocchio,
cioè l’essere immortale, è tipico dei grandi classici. Vengono in mente,
per analogia, i romanzi di Jane Austen: si racconta di tempi per noi ormai
molto lontani, dove le ragazze dovevano solo aspirare a venir scelte da un
bel principe azzurro e diventare buone madri di famiglia; di indipendenza
tramite il lavoro neanche a parlarne. Ma l’universale stava nell’animo di
quelle ragazze, di quei ragazzi impegnate/i a comprendere cos’è il vero
amore e a scoprire la bellezza del vivere intensamente gli affetti
familiari e le amicizie sincere.

Pinocchio è invece un racconto di formazione con grande varietà di
componenti ideologiche e formali che può essere letta a vari livelli, per i
bambini come per gli adulti (in effetti ogni autore ha cercato di proporre
la sua personale interpretazione). La lettura più accreditata è quella di
un Pinocchio che matura sbagliando, seguendo la figura di un padre
lavoratore onesto (Geppetto) e di una mamma amorevole pronta a curarlo (la
Fata Turchina) con l’aiuto della voce della coscienza e sotto il controllo
costante della legge (i carabinieri). Quanto ci ha voluto dire Collodi è in
linea con la morale della società borghese e industriale di fine Ottocento

Se la versione del 2019 di Matteo Garrone è abbastanza allineata al testo
originale, Robert Zemeckis ha avuto un altro obiettivo: essere fedele al
cartone Disney del 1940. Una iniziativa che va inquadrata all’interno del
progetto più ampio della Disney di conservare, attraverso versioni con
attori in carne ed ossa, il copyright sui propri classici.

La versione del 1940, sicuramente notevole a quel tempo per i progressi
raggiunti nell’animazione, aveva già depurato, rispetto al testo originale,
tutti gli aspetti più violenti (Pinocchio non schiaccia il grillo parlante
uccidendolo, lui stesso non viene impiccato) ma soprattutto non era più un
monello dispettoso ma piuttosto un ingenuo bambino inesperto della vita.
Questa versione del 2022 è fedele al suo modello fino a riprodurre in buona
parte le stesse sequenze e a far dire ai protagonisti le stesse frasi.

Questa copia è stata però realizzata in peggio. C’è un problema di ritmo
(tutta la prima parte, la vita di Geppetto all’interno della sua bottega, è
inutilmente lunga e dettagliata). I vari personaggi appaiono e poi si
dileguano senza approfondimenti (la fata turchina appare solo all’inizio,
per dar vita al burattino; il gatto e la volpe fanno il loro mestiere di
truffatori di Pinocchio ma poi non si vedono più). Le arie che vengono
cantate non hanno nulla di memorabile. Pinocchio ha un solo schema mentale
che ripete ossessivamente: fare contento suo padre; peccato che si lasci
sempre imbrogliare. Almeno gli aspetti morali sono stati diligentemente
conservati: il grillo diventa “ministro della conoscenza del bene e del
male di Pinocchio e suo consigliere nei momenti della tentazione”.

Le poche varianti rispetto alla versione del ’40 sono: aver intensificato
il dolore di Geppetto, che risulta essere un vedovo che ha perso anche suo
figlio e l’introduzione di una ragazza del circo che cerca di aiutare il
ragazzo di legno contro il cattivo Mangiafuoco. Per Pinocchio è la scoperta
della tenerezza dell’affetto, una ragazza che è stata inserita per
sopperire alla carenza di figure femminili. È proprio verso il finale che
si intravede una sostanziale modifica rispetto al testo originale e a
qualsiasi altra versione precedente. In fondo, analizzando le ultime
produzioni Disney, potevamo aspettarcelo: anche in questo lavoro viene
posta particolare attenzione verso il “diverso”. Geppetto è riconoscente
per essere stato salvato da Pinocchio, lo ama per quello che è, non occorre
che venga trasformato in un bambino in carne ed ossa. Come questa
prospettiva è molto probabile che venga prodotto un sequel.

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