martedì, Marzo 5 2024

Il mondo sta ancora lottando con una prova storica che coinvolge prima di
tutto le famiglie; ma se in alcuni casi la pandemia ha ridato valore alla
famiglia, in altri casi ha svelato le malattie della società. Troppo spesso
l’infanzia è al servizio degli adulti, troppo spesso per la soddisfazione
degli adulti ci si dimentica dei piccoli.

Questo è quello che è accaduto in Ucraina, dove si è diffusa la pratica
della “fabbrica” di bambini. La notizia agghiacciante, ma tenuta piuttosto
fuori dai riflettori, è quella di un hotel-clinica in Ucraina, dove sono
stati parcheggiati una cinquantina di bambini, nati dalla maternità
surrogata, che a causa del lockdown mondiale non potevano essere
“ritirati” dagli acquirenti.

Clinica per bambini o fabbrica dell’orrore?

Il termine clinica evoca, in realtà, una struttura dedicata alla cura del
malato, alla tutela della salute, non certo ad una mercificazione di
bambini. E già questo potrebbe essere sufficiente per sollevare quantomeno
delle perplessità, ma siamo andati oltre e abbiamo assistito alla più
atroce delle crudeltà: bambini affiancati l’uno all’altro in cullette
trasparenti, infagottati in copertine dai colori pastello, ognuno con il
proprio nome sulla culla, in un ambiente dall’aria soffusa e tranquilla;
peccato però che non è la nursery di una qualsiasi clinica, ma la
hall di un albergo che ospita questi piccoli innocenti ordinati, pagati e
non ritirati, come fosse un deposito di Amazon. Bambini che sono stati
tenuti in grembo per nove mesi da mamme talmente disperate da vendere il
proprio figlio e il proprio corpo e che poi sono state allontanate dai
piccoli immediatamente dopo il parto, così che non ci potesse essere il
pericolo di attaccamento. Ma il risultato qual è? Bambini momentaneamente
orfani. Il motivo? Realizzare un desiderio ad ogni costo, e stavolta il
costo è la vita di piccoli ignari. Nel video che è circolato nel web tutto
sembra perfetto: bambini bellissimi in culle perfettamente allineate,
accuditi da impeccabili infermiere e baby-sitter e da ottimi pediatri, ma
la perfezione nasconde il dramma del non rispetto dei principi etici
fondamentali e universali, primo tra tutti quello per cui la vita umana non
si compra.

Riguardo la vicenda si sono pronunciati i vescovi cattolici ucraini: “La
pandemia di coronavirus rivela molte patologie nella nostra moderna vita
pubblica. Uno di questi è il fenomeno della maternità
surrogata, in cui le persone sono trattate come una merce che può essere
ordinata, fabbricata e venduta (…) ”.

La maternità surrogata: un passo indietro per le donne

La pratica della maternità surrogata non è presente solo in Ucraina, che è
divenuto un centro con richieste da ogni paese del mondo grazie ai suoi
“prezzi” competitivi, ma purtroppo si sta diffondendo sempre di più in
tutto il mondo.

La donna è ridotta a un contenitore e la gravidanza diventa un servizio per
altri. Ma come si può pensare di prescindere da quel dono di sé all’altro
da cui genera la vita? Possibile che un bambino sia diventato oggetto di
desiderio, per appagare una soddisfazione a tutti i costi prescindendo
dalla biologia della generazione, che vuole un uomo e una donna con
relativi organi sessuali e relativi gameti maschili e femminili per
generare un figlio? L’uomo sta veramente progredendo in questo modo? Cosa
vuol dire progresso? Andare avanti nella distruzione delle basi
universalmente etiche o progredire nella ricerca della verità e del bene
dell’umanità (e non nella soddisfazione del singolo), nella costruzione di
società migliori a partire proprio dai bambini?

La ricerca scientifica è un bene prezioso a servizio di un bene più grande,
quello della persona, di ogni persona, e un neonato è persona fin dal
momento dell’unione dei gameti parentali, ma purtroppo nella ormai troppo
diffusa pratica della maternità surrogata, se proprio si trova un bene, che
per altro è egoistico (e se si va a vedere il significato antropologico di
bene si scoprirà che non è neppure tale), è solo quello dei genitori,
perché il bambino è ridotto a merce di acquisto, e già solo per questo
motivo si lede la dignità della persona umana. Rimandiamo ad altri
approfondimenti i risvolti psicologici di questi bambini volutamente
strappati alle loro mamme appena nati, per non rischiare alcun
attaccamento, e di quanti altri piccoli sono acquistati da coppie
omosessuali privando il bambino del diritto ad avere un padre e una madre.

L’opinione di Dolce e Gabbana

A questo proposito Dolce e Gabbana, gli stilisti italiani conviventi per
molti anni, hanno dichiarato apertamente nel 2015 che la famiglia non è una
moda passeggera, ma un senso di appartenenza soprannaturale, e nella loro
semplicità di linguaggio hanno affermato: “la famiglia è stata resa icona
dalla Sacra Famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che
tenga: tu nasci ed hai un padre e una madre”; per questo Domenico Dolce
afferma che non condivide le pratiche che consentono di avere un figlio
prodotto della chimica, ma sottolinea che procreare deve essere un atto di
amore. “La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno
modificate. Ed una di queste è la famiglia”, dice Dolce.

Colpisce la coincidenza di questi fatti con la ricorrenza, il 1 giugno,
della giornata mondiale dei genitori. In tale occasione FAFCE (Federation
of Catholic Family Associations in Europe) ricorda l’importanza della
maternità e della paternità e chiede di riconoscere i loro ruoli
fondamentali durante l’attuale pandemia. Vincezo Bassi, il presidente della
FAFCE, ha affermato che la famiglia in tempo di Covid si è rivelata la
roccia della vita delle persone. La famiglia si è improvvisamente
rivalutata per quello che è: la cellula vitale della società, anzi ancor
più, il DNA della società, senza il quale non esisterebbe la società
stessa. Eppure spesso la famiglia non è considerata una priorità, invece
quello che ci auguriamo è che questa pandemia faccia ritrovare il valore
della famiglia, del ruolo dei genitori, che non deve essere offuscato dai
nuovi diritti che affermano il diritto di avere un figlio, ma non
considerano il più grande diritto di un figlio di avere un padre e una
madre.

La famiglia, costituita da madre, padre e figli, affonda le sue radici
nell’essenza più profonda dell’essere umano, creato biologicamente e
incontrovertibilmente maschio e femmina, e creato a immagine di Dio, da qui
la sua dignità; e il giusto rapporto tra uomo e donna deve essere visto
proprio a partire da qui.

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