Dieci consigli di carattere spirituale per affrontare la crisi Coronavirus

Dieci consigli di carattere spirituale per affrontare la crisi Coronavirus

La crisi del coronavirus ha cambiato in pochi giorni la vita a milioni e milioni di persone di ogni etnia, cultura, condizione sociale, religione o credenza. Si possono già contare più di un milione di persone infette e 62.000 di deceduti. I numeri crescono, l’epidemia colpisce le porte delle nostre case, sempre con maggiore furia.

Con la speranza che possa aiutare, vorremmo condividere con il lettore dieci consigli di carattere spirituale per affrontare questo momento duro e complicato che sta attraversando l'umanità.

I suggerimenti sono il risultato di una fruttuosa conversazione virtuale.

1) Accettare la crisi. Anche se è molto difficile, soprattutto quando le infezioni e i decessi colpiscono proprio la nostra famiglia, una crisi non viene superata personalmente, fino a quando non è pienamente accettata, con tutto il suo dramma e con tutte le sue conseguenze. Accettare non implica avere una postura passiva o indifferente. Accettare è molto più che tollerare, perseverare o pazientare. L'accettazione richiede comprensione. Accettare la crisi significa comprendere che può portare frutto nello sviluppo personale e collettivo; significa intravedere i molti benefici che possono derivarne nel breve, nel medio o lungo termine per l'umanità.

2) Crisi come opportunità. L'accettazione ci permette di vedere la crisi come un'opportunità, nella misura in cui implica un'improvvisa accelerazione del livello di coscienza individuale e collettiva, nonché aumenta il ritmo della crescita personale e dello sviluppo dei popoli e dell'umanità. Le gravi crisi diventano grandi motori per l’umanità: portano a rendimento maggiore, perché ad ogni persona è chiesto di dare il meglio di sé. Senza una profonda crisi sociale, né Gandhi, né Martin Luther King, né Nelson Mandela, né Madre Teresa di Calcutta, né Oscar Romero sarebbero diventati veri campioni nel campo dei diritti umani.

3) Elevare lo spirito. Gli esseri umani possono operare a partire dalla loro dimensione biologica, emotiva, razionale o spirituale. Le crisi aiutano l'essere umano a scoprire la sua dimensione più alta, cioè la dimensione spirituale; a trovare una pace più profonda, in mezzo a situazioni veramente drammatiche, ad acquisire una conoscenza molto più completa della realtà. La persona umana, fondamentalmente, vive la spiritualità attraverso il silenzio e la contemplazione, la meditazione e la preghiera. Vivere la spiritualità aiuta a dare più valore all'essenziale che al superfluo, all'eterno invece che al temporale, all’anima piuttosto che alla materia, all'amore anziché al piacere, alla gratuità, invece che alle ricchezze, porta a pensare di più al dare che al ricevere.

4) Spirito di servizio. Le crisi portano a moltiplicare gli atti di servizio agli altri, perché generano bisogni urgenti. Le crisi producono una moltiplicazione a catena di atti di solidarietà tra gli esseri umani, i popoli rafforzano legami, uniscono i loro destini. Questo necessario spirito di servizio comporta il prendersi cura di sé stessi, per essere un buono strumento d'aiuto per gli altri. Pertanto, un corretto spirito di servizio sa proteggersi, non egoisticamente, ma in solidarietà, per riacquistare forza e poter continuare il servizio. Questo è di fondamentale importanza per gli operatori sanitari. In caso contrario, è facile cadere in esaurimento, che porta sempre ad un aumento del carico sociale.

5) Prudenza, non paura. Una corretta gestione delle crisi richiede l'apprendimento della distinzione tra prudenza e paura. La prudenza è una risorsa spirituale e non consuma energia vitale; la paura è emotiva e spazza via la nostra energia. La prudenza di fronte alla crisi porta al compimento delle indicazioni del governo e delle autorità sanitarie che la gestiscono. È una fonte di grande pace. La paura, invece, paralizza, sottrae e non contribuisce in alcun modo alla fine della pandemia.

6) Gestire l'incertezza. La crisi ci aiuta ad imparare a vivere in tempi di incertezza, il che implica un alto grado di distacco personale e di abbandono alla Provvidenza divina. Uno dei bisogni fondamentali dell'ego è proprio il desiderio di controllo, di sicurezza, che tutti noi abbiamo. Questa crisi umilia l’egocentrismo umano, perché se ci mostra qualcosa è che gli esseri umani non hanno il controllo del pianeta, nemmeno di una parte di esso. Ancora meno dell'universo.

7) Prendersi cura delle relazioni umane. La crisi è una grande opportunità per migliorare le nostre relazioni umane più vicine. Il confinamento a cui tanti milioni di persone sono sottoposte, costringe tanti a vivere con i propri cari, a volte in piccoli spazi e con mezzi limitati. Il confinamento genera tensione. Il rispetto, il buon umore e il perdono nelle relazioni umane profumano le nostre case e le rendono case degne e nobili, adatte alla convivenza familiare.

8) Vittimismo in fuga. Una cosa è essere vittima di coronavirus e un'altra è cadere nel vittimismo: essere vittima del coronavirus è un dato di fatto; il vittimismo, invece, è un atteggiamento, un modo di comportarsi indebitamente assunto. È un vittimista chi sfugge alla propria responsabilità nei confronti della crisi coronavirus, chi ritiene che le misure adottate dai governi siano imposizioni autoritarie, chi incolpa gli altri come potenziali trasmettitori, mentre dimentica di essere lui stesso un fattore di rischio, o chi cerca un'eccessiva compassione senza averne per gli altri.

9) Vivere il presente. La crisi ci aiuta a vivere il presente con grande intensità, senza guardare con malinconia nel passato o ansiosamente nel futuro. Vivere qui ed ora è il modo migliore per trascorrere il tempo e ottenere il meglio da noi stessi. Concentrarsi su ciò che si fa in ogni momento è una grande fonte di ricchezza interiore ed esteriore, individuale e collettiva.

10) Mantenere un'alta energia vitale. Basta guardare una persona per vedere il suo livello di energia vitale, che ha poco a che fare con la salute fisica o con il benessere materiale. Un malato di coronavirus che perdona il suo trasmettitore, che sorride all'operatore sanitario che si prende cura di lui, che si isola senza considerarsi vittima, che approfitta del suo isolamento per unirsi intimamente a Dio e agli altri, sta diffondendo intorno a sé energia vitale, come quelle persone sane che con serenità accettano i limiti imposti dalla crisi, gli errori propri e degli altri, che ringraziano con un applauso gli operatori sanitari per i loro sforzi ogni sera.

Ricorda che il tuo sorriso è d’aiuto nel superamento della crisi.

Pubblicato per cortesia degli autori e di CNN in spagnolo, dove l’articolo è apparso originalmente.

Rafael Domingo Oslé è Spruill Family Professor of Law and Religion at the Center for the Study of Law and Religion at Emory University (Atlanta).

Gonzalo Rodríguez-Fraile è MBA dalla la Harvard Business School ed imprenditore