martedì, Marzo 5 2024

C’è chi posta foto di gatti, chi l’outfit della serata, chi
ricordi delle sue vacanze, altri ancora i cibi che amano gustare, i luoghi
fantastici che hanno visitato, foto con gli amici… e così via.

I contenuti pubblicati sui social network ogni giorno raccontano spaccati
più variegati delle nostre vite. Tra questi troviamo anche intere famiglie che raccontano la loro quotidianità.



Ma, cosa spinge una famiglia ad interagire tanto sui social
network?


Nessuno ti insegna ad essere genitore e il passaparola è sempre stata
un’attività molto diffusa tra i genitori e i neo-genitori.

La differenza sostanziale con l’arrivo dei social media è che invece di
limitarsi a farlo all’uscita di scuola o alle cene di famiglia, oggi queste
conversazioni si trasferiscono sulla rete, riuscendo a raggiungere un
pubblico molto più ampio che arriva fino ai brand più famosi.

Così si passa dalla semplice condivisione della quotidianità ad

un vero e proprio lavoro in cui vengono coinvolti tutti i componenti
del nucleo famigliare

.

C’è chi lo fa per il semplice desiderio di condivisione; chi vede, in
questa attività, un metodo alternativo ai vecchi, ingombranti, ed ormai
arcaici album di fotografie per lasciare un ricordo ai propri figli; chi
cerca di guadagnare qualcosa o chi è alla ricerca della fama e del
successo.

Secondo le stime di Business Insider Intelligence, basate sui dati di
Mediakix, l’industria dell’influencer marketing è sulla buona strada per
arrivare a un valore fino a 15 miliardi di dollari entro il 2022, da ben 8
miliardi di dollari nel 2019.

Esistono influencer specializzati in innumerevoli settori come moda, cibo,
giochi solo per citarne alcuni, che vengono ingaggiati da noti brand per la
promozione dei loro prodotti. Tra questi la categoria delle famiglie di influencer ha certamente un posto di rilievo.
Con il passare del tempo le family influencer hanno aumentato a tal punto
la loro fama da catturare l’attenzione di aziende non solo nel settore
infantile (o legato essenzialmente alle esigenze famigliari) ma anche del
benessere, moda e molto altro ancora.

Dai vlog su Youtube a immagini su Instagram o video sketch in lip sink su
tik tok: i formati variano e si adattano alle peculiarità di ciascun
social. Parliamo di contenuti che coinvolgono bambini piccoli, attraverso
contatti diretti o indiretti, tramite l’utilizzo da parte dei genitori di
questi siti e il coinvolgimento saltuario dei loro figli; portandoli a
diventare delle vere e proprie “piccole stelle del web”.
Stories, post, video-spot si presentano come contenuti spontanei e naturali
ma che richiedono in realtà una notevole preparazione.


Quando si parla di “influencer family” c’è una domanda che sorge quasi
in maniera spontanea: è giusto esporre i propri bambini online?

A tal proposito esistono una gran quantità di opinioni contrapposte che si
dividono tra chi non ci vede nulla di male a chi invece paragona
l’esposizione eccessiva dei minori alla rete allo sfruttamento del lavoro
minorile.

Inizialmente con la nascita delle prime “mamme e papà influencer”, questa
pratica non ha riscosso molti consensi. La maggior parte dei genitori
disprezzavano chi, con tanta leggerezza, non tenesse assolutamente in
considerazione la privacy e la sicurezza dei propri cari.
Ora che i social media fanno parte della nostra quotidianità e che questo
fenomeno è sempre più diffuso, l’opinione pubblica si ammorbidisce
lasciando spazio a meno critiche e a maggiori fenomeni di emulazione. Infatti, sempre più gli adulti
postano le foto dei loro figli, nipoti, fratellini sui propri profili
social.

Un’indagine condotta da McAfee nel 2018 ha evidenziato come soltanto meno
della metà dei partecipanti al sondaggio ha davvero chiesto il permesso ai
propri figli prima di pubblicare delle loro immagini sui social media,
nonostante più della maggioranza di essi sia d’accordo sulla pericolosità
di tali piattaforme per i minori.

Se ci pensiamo bene, abbiamo tutti tra i contatti facebook o instagram
almeno due categorie di genitori: quelli che bollano il volto dei loro
bambini con simpatiche emoji a cuoricini, e quelli che pubblicano dalla
foto del pancione alla prima pappa dei loro bimbi.

Tutto ciò ci dimostra come ad oggi non ci sia una risposta univoca in
materia di minori sulla rete.

Ciò che sappiamo è che, nonostante i limiti fissati dalla policy delle
varie piattaforme, l’età della prima creazione di un profilo social si
abbassa sempre di più.

Già intorno a 10-12 anni i bambini iniziano a crearsi profili online, e

questo genere di attività è risultato direttamente proporzionale ad un
calo di felicità

e al contemporaneo aumento del rischio di dipendenza dai social network.

C’è da considerare un fatto: questa di “utilizzare” i bambini come mezzo
principale per attirare fama e successo (e di conseguenza trarne anche
benefici economici) è un fenomeno che si estende ben oltre il semplice
utilizzo di internet ed in particolare dei social network.

Chi non ha mai sentito parlare, almeno una volta, dei concorsi di bellezza
destinati ad una fascia di età ben più giovane di quella solitamente
auspicabile ad adulti coscienziosi del proprio corpo? Bambini gettati in
pasto a questi show, spesso e volentieri “modificati” ed utilizzati in
competizioni che rasentano lo sfruttamento e la mercificazione di
un’infanzia negata; gli stessi genitori disposti a qualsiasi cosa pur di
vederli vittoriosi di una corona il cui significato ai loro giovani occhi è
probabilmente nullo. Eppure saranno felici, perché come specchi
rifletteranno la felicità di chi per loro ha voluto che vincessero. Non è
una novità, dunque.


Da sempre si è cercato di trovare un modo per oltrepassare un ostacolo o di
accedere ad una strada altrimenti impossibile da percorrere. In un certo
qual senso è giusto: oggi forse più di allora (prima che internet
diventasse imprescindibile nella nostra vita), bisogna riuscire a stare al
passo con i tempi, una continua corsa contro il tempo per non vedersi
sfuggire poi opportunità che magari in futuro è difficile ritrovare.


Tuttavia non bisogna essere avari ed irresponsabili: la prima, perché un
like in più su un social od una corona messa sul davanzale, non giova in
alcun modo all’educazione del bambino, anzi.

La seconda, perché potrebbe trarlo in inganno e portarlo nella continua
ricerca di un’apparente perfezione che di fatto non esiste.

Quando si sorride in una foto, non vuol dire essere felici.

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