lunedì, Aprile 15 2024

E’ una delle parole più ricercate dai giovani su YouTube. Ottiene ogni
giorno milioni di visualizzazioni su Spotify. Secondo la classifica
internazionale della più celebre piattaforma di streaming musicale i brani
trap risultano tra i più ascoltati nel 2018, e il trend è in continua
crescita.

Un mix di musica e parole che accompagna gran parte della giornata di
giovani, spesso giovanissimi, adolescenti, ma anche pre-adolescenti sotto i
14 anni, che con il loro smartphone sempre connesso e gli auricolari
inseriti, macinano ore e ore di riproduzioni di brani trap.

Cosa è la musica trap

La trap è nata nel Sud degli Stati Uniti nei primi anni novanta ed è, in
sostanza, un sottogenere del rap, o meglio dell’hip hop. La parola trap
comincia a diffondersi nello slang giovanile, proprio in quegli anni, e ad
essere usata molto frequentemente nei testi di alcuni rapper tra cui Cool
Breeze, Dungeon Family, Ghetto Mafia e gli Outkast. Viene usata per
indicare la trap house, le vecchie case abbandonate nei ghetti di Atlanta
in cui lo spaccio e il consumo di sostanze stupefacenti sono abituali, e
dove, molti di quelli che entravano, finivano per rimanere intrappolati in
quello “stile di vita”. Il significato della parola inglese trap è,
infatti, proprio ‘trappola’. Così, dai racconti sulle vicende vissute in
quegli appartamenti, cominciarono a definirsi le caratteristiche di un
nuovo modello musicale i cui topici principali sono appunto le droghe, lo
spaccio e i soldi; mentre a livello sonoro il ‘classico’ rap, nel trap,
muta per l’apporto di sintetizzatori e batterie elettroniche. Il sound
diventa un prodotto di sintesi, quasi interamente realizzato al pc e non
occorrono grandi virtuosismi per diventare un cantante trap. Anche la voce,
infatti, viene corretta attraverso l’utilizzo di AutoTune, un software che
serve a creare effetti vocali, ma che viene utilizzato anche per coprire
eventuali errori di intonazione e mascherare i difetti della voce.

Trap mania: non solo musica, ma anche video

Con il passare del tempo, la musica trap si è progressivamente allontanata
dai ghetti, ed è diventata sempre più conosciuta. E questo sia grazie alla
crescente popolarità di rapper come T.I., Young Jeezy, Gucci Mane, Young
Thug, Migos, ma sia anche perché cantanti già molto noti hanno cominciato a
interpretare brani trap. E si è arrivati ai nostri giorni in cui la trap
music, a livello mondiale, può essere considerata un vero e proprio
fenomeno mainstream, che ha raggiunto ascolti incredibili, e conquistato i
primi posti nelle hit internazionali. Certo, ha perso, via via, la
connotazione di musica underground e nei testi si è progressivamente
diluito il discorso sul desiderio di riscatto. Quello che resta, però, a
caratterizzare il genere, in quasi tutti i cantanti più famosi, è il
riferimento all’ambiente originario, il set, l’atmosfera della trap house,
come luogo simbolo di uno stile di vita fatto di droga, sesso, soldi
facili, donne oggetto, abiti griffati, ‘sballo-divertimento’ come connubio
indissolubile. Sono tutti elementi caratteristici di uno storytelling che
fa da colonna sonora alla vita di moltissimi giovani. Questa musica,
infatti, si ascolta e si guarda anche tanto.

La costruzione dell’immagine del trapper, quella che poi garantisce
guadagni e successo, seguendo le nuove regole del mercato musicale, passa,
infatti, inevitabilmente, attraverso i video delle canzoni. I video
rappresentano i testi, li descrivono, più o meno nel dettaglio. Vengono
esibite le case, le auto di lusso, i gioielli, orologi costosi, abiti
griffati; si consuma droga, si ‘usano’ le donne. Spesso fanno da sfondo i
quartieri di origine del trapper; il messaggio è che anche da lì (spesso si
tratta di periferie) si può avere successo, con la musica. Con la musica
puoi fare soldi e comprare abiti dei brand più costosi, girare con catene
d’oro al collo, sballarsi avvolti da una nuvola di fumo. Gli stupefacenti
sono tra i protagonisti dei video e delle storie dei trapper. Le droghe
maggiormente presenti sono due, la marijuana e la purple drank, che si
ottiene mischiando sciroppo a base di codeina e bibite gassate. Un cocktail
dagli effetti sedativi e psicoattivi piuttosto facile da realizzare, anche
perché non in tutti i paesi è richiesta la prescrizione medica per
acquistare il medicinale. L’uso di queste sostanze è presente in quasi
tutti i video dei cantanti trap, caratterizza molti dei testi, viene
tranquillamente dichiarato dagli artisti, anche nelle interviste e nelle
storie di Instagram. Il rapporto tra droga e nuova musica non è sicuramente
una novità. Potremmo dire che c’è sempre stato, basti pensare al legame tra
stupefacenti e parte del rock negli anni settanta, di alcuni pezzi della
disco music anni ’80, solo per citare alcuni esempi. Nulla di nuovo,
quindi, come non è nuovo il desiderio di riscatto che la musica ha sempre
cercato in qualche modo di interpretare, insieme alla trasgressione e
ribellione giovanile, alla ricerca di affermazione in autonomia e
liberazione della cultura dominante. La novità, in questo caso, sta forse
nei numeri, e quindi nella diffusione.

I video dei trapper girano su Youtube e ottengono milioni di
visualizzazioni, così come su Instagram. Questo tipo di musica spopola in
rete, attraverso tutti, ma proprio tutti, i canali social. Per contare le
riproduzioni sulle piattaforme musicali servono cifre a sei zeri.

Trap: moda passeggera o nuovo fenomeno culturale?

La trap music, nata per dare voce a un disagio sociale, proponendosi come
controcultura, si sta trasformando, essa stessa, in un fenomeno culturale?
Se intendiamo quest’ultimo in senso antropologico, come fatto collegato al
modo di essere e caratterizzante un gruppo, in un determinato contesto
storico, allora sì, la trap music e tutto ciò che rappresenta, sta
diventando un fenomeno culturale. E assumere questa come posizione di
partenza per ulteriori riflessioni può forse servire a cogliere le reali
dimensioni del fenomeno, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche
da quello qualitativo. E’ stata questa la prospettiva di partenza di studi
e ricerche svolte già a partire dagli inizi del Duemila, che hanno preso in
considerazione, per esempio, come la musica rap sia passata dal condannare
l’uso di droga ad esaltarlo e a valutare la relazione tra questo tipo di
atteggiamento musicale e l’incremento effettivo di sostanze stupefacenti
tra la medesima fascia giovanile interessata all’ascolto della musica rap.

Lo

studio portato avanti dai ricercatori dell’università di Berkeley

, in California, è stato pubblicato nel 2008 ed ha evidenziato come il
numero di riferimenti alla droga nella musica rap sia progressivamente
aumentato da quando il genere ha rivoluzionato la musica pop. Nelle canzoni
via via più recenti i riferimenti alle droghe avevano tre volte più
probabilità di avere temi legati al glamour e alla ricchezza rispetto ai
titoli precedenti, e sette volte più probabilità di enfatizzare il consumo
di droga come svago o come accompagnamento al sesso.

I trapper sono dei modelli per i giovani fan che li seguono. Ascoltare, ma
anche solo sentire, senza quindi badare tanto al significato delle parole,
canticchiare frasi, che si ripetono ossessive nella mente, sicuramente
influenza il modo di parlare, nel senso che viene mutuato da quello slang
il modo di parlare quotidiano. Espressioni che prima potevano essere
ritenute volgari vengono ‘sdoganate’ e sono sulla bocca di tutti, o quasi,
e non fanno più impressione a nessuno. E, per questa stessa via, ci si
abitua anche a pensare che i fatti corrispondano alle parole, che la vita
sia un puro sballo. E già, perché la parola è performativa, ancor di più in
ragione della forza comunicativa di chi la utilizza. Il cantante di
successo rappresenta un modello di riferimento, se non anche un idolo, per
i tanti che ‘ricevono’ il messaggio e che, canticchiando canticchiando,
finiscono per imitarne gesti, linguaggio, modo di porsi.

La musica trap non piace solo ai giovani, ma ahimè anche ai giovanissimi
per i quali sembra avere un appeal particolare. Ssono soprattutto i più
piccoli ad essere catturati da questo tipo di proposta musicale perché
offre un modello per farsi notare, per costruire una identità specifica, in
una fase evolutiva caratterizzata proprio dal processo di costruzione del
sé. Il trapper in sostanza è un modello di esibizionismo, nel quale i
giovanissimi si identificano, alla ricerca di approvazione, rincorrendo più
likes possibili. Spesso, complici anche i social, l’ascolto di questo tipo
di musica avviene in maniera superficiale. Ma questo non dovrebbe portare a
sminuire un aspetto comunque problematico rappresentato dalla ripetitività
di un certo linguaggio e di determinati concetti, soprattutto in
considerazione del fatto che la nostra percezione del mondo, e delle
relazioni, avviene, inevitabilmente, attraverso le parole. Quindi
l’espressività caratteristica della trap rappresenta uno strumento
privilegiato di osservazione della realtà che ci rimanda, molte volte,
un’immagine dove predomina il successo delle apparenze, dove il logo
diventa feticcio e viene brandito per affermare una identità, di cui,
forse, si è ancora alla disperata ricerca.

Il ruolo degli adulti

Il rischio che molti adulti vedono è quello di ‘perdersi’ tra musica e
parole. Ma trincerarsi dietro una barriera e considerare la percezione del
pericolo come una sorta di scudo, dietro il quale pararsi per difendersi,
non fa che accrescere le distanze e sottolineare quella differenza che
certa musica si propone in qualche modo di interpretare. Mentre,
considerare la reale dimensione del fenomeno può forse contribuire ad
accrescere la consapevolezza che un ‘accompagnamento’ nella decodifica dei
messaggi può contribuire a svelarne la reale portata. E’ necessario che gli
adulti inizino a decodificare gli imput visivi e testuali di questa musica
insieme ai più giovani, in famiglia e nelle scuole, senza demonizzarla, ma
intepretandola, per evidenziare la pericolosità di certi messaggi.

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