martedì, Marzo 5 2024

Ci sono delle situazioni in cui la tecnologia può diventare “la terza
incomoda”, occupando spazi e momenti che non avrebbero alcun bisogno della
sua mediazione. La tecnologia non è più “al servizio” delle nostre
relazioni quando invece di fungere da ponte, si frappone tra due o più
persone. Facciamo degli esempi.

Quando la tecnologia funge da ponte?

Abbiamo visto

la grandezza della tecnologia durante questa pandemia

ancora in corso; abbiamo potuto apprezzare la sua capacità di tenere vicine
persone lontane, magari attraverso delle videochiamate.

Abbiamo assistito a feste di laurea via Skype, ci siamo scambiati sorrisi,
paure, affetto magari da un letto di ospedale.

Abbiamo mantenuto vivi dei legami, ci siamo potuti abbracciare
virtualmente, pur essendo magari lontani perché in quarantena o
impossibilitati a viaggiare.

La tecnologia ha dimostrato tutto il suo potenziale in queste circostanze:
perché ha favorito dei legami, anziché comprometterli.


Quando la tecnologia si frappone tra di noi, invece di unirci?

Ci sono momenti in cui però deleghiamo alla tecnologia compiti che non
spettano ad essa e lasciamo che invada degli spazi non suoi…

Un esempio? I genitori non leggono la favola della buonanotte ai loro
figli, delegando questa attività ad Alexa, l’apparecchio sempre più di moda
targato Amazon.

In questo caso, la tecnologia non unisce, bensì divide. Ci troviamo nella
stessa casa e lasciamo che un robot faccia al posto nostro qualcosa che
arricchirebbe il nostro rapporto coi figli.

Alexa: la voce metallica che sostituisce mamma e papà

Una ricerca inglese ha rivelato che, nonostante quella di Alexa sia una
voce metallica e senza alcuna espressività, più di un quarto dei genitori
intervistati in uno studio commissionato dalla
Charity BookTrust (un’organizzazione inglese di volontariato che promuove
la lettura dei bambini) si affidano ad Alexa o ad altre app per raccontare
ai bimbi una fiaba, così da non doverlo fare loro. In tanti casi, per
addormentare i figli si userebbero anche tablet o telefonini, sconsigliati
per il sistema nervoso (gli schermi non favoriscono, infatti, il riposo).

Il motivo? La stanchezza o i troppi impegni degli adulti.

Cresce così la dipendenza dalla tecnologia, anche nelle ore serali.

Lo studio

Il sondaggio della Charity Book trust è stato realizzato su 1000 genitori
del Regno Unito con figli minori di 10 anni per scoprire se l’abitudine di
leggere storie della buonanotte fosse ancora parte della routine
famigliare, come momento di condivisione con i propri figli.

I risultati hanno rivelato che molti genitori si affidano alla tecnologia
per questo tipo di attività. Mentre quasi la metà (49%) dichiara di voler
condividere una storia con i propri figli ogni notte, solo il 28% riesce a
farlo. Tre su dieci (il 31%) dicono che il lavoro o il pendolarismo
impedisce loro di tornare a casa in tempo, mentre uno su cinque si sente
semplicemente “troppo occupato”.

Uno su quattro (26%) ha dichiarato di aver provato a usare la tecnologia
come assistenti virtuali per le storie della buonanotte.


La lettura con i figli rafforza il legame con loro e favorisce molte
aree di sviluppo

La presidente di BookTrust, Gemma Malley, spiega
che i genitori stanno trovando “sempre più difficile” inserire le
storie della buonanotte tra i loro impegni.


“So per esperienza che può essere allettante sostituire la lettura a
voce alta con un dispositivo, ma scambiare libri con la tecnologia può
avere conseguenze profonde. In realtà, solo dieci minuti di lettura di
un libro insieme al giorno fanno la differenza”.

Leggere ad alta voce una storia ai propri figli porta con sé dei vantaggi
cui non dovremmo rinunciare: non solo accresce l’intimità tra bambino e
adulto, ma aiuta anche a costruire il linguaggio, la resilienza, la fiducia
e l’immaginazione.

La lettura ai bambini stimola il cervello e migliora lo sviluppo del linguaggio,
arricchendo il loro vocabolario; stimola le loro capacità di
socializzazione e crea nel bambino l’abitudine all’ascolto.

Insomma, forse è meglio spegnere Alexa, almeno la sera; staccare da tutto e
da tutti, anche solo per venti minuti, e goderci un momento unico e
insostituibile come quello della favola della buonanotte.

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