martedì, Febbraio 27 2024

Sono due anni che una donna di razza, scelta da Dio, unica e indimenticabile per chi come me ha avuto il dono di conoscerla, è andata in Paradiso (fatico ancora a crederci). Vorrei ricordare gli ultimi momenti che ho trascorso con lei, con la mia anima amica, la mia confidente, il mio sostegno, la mia maestra e la mia prediletta. Eccone alcuni.

L’ultimo giorno che sono andata a trovarla a casa sua in via Austria, a Buenos Aires, mi attendeva super elegante e senza mascherina (eravamo nel periodo della pandemia). Ha detto: “Non usiamola, siamo a meno di 2 metri di distanza…”

Senza parlare del suo cancro terminale, mi disse, guardando fuori dalla finestra:

“Non potevo crederci quando me l’hanno detto, credo di essermi rifiutata di sentire all’inizio… ma poi ho pensato: “Perché non io…?” (Non dimenticherò mai quelle parole…)

Io, che la conoscevo da tanti anni, e l’ho vista sempre energica, determinata, dinamica e avventuriera, una donna eterna, me la immagino a pensare, dopo aver sentito il verdetto del medico:

“Signore, tu mi togli di mezzo, ma ho ancora molta strada da fare, molte anime da condurre al regno, molte risate da condividere per diffondere gioia, molta speranza da portare nell’angoscia, molta forza che ho ricevuto da te che non ho ancora distribuito… Ma se lo vuoi Tu, Signore… Lo voglio anch’io”.

Mi ha incoraggiato a continuare a scrivere, le piaceva la mia scrittura. Mi ha messo in contatto con le persone dalla sua cattedra a Roma e alla fine (anche se l’ho già raccontato altre volte) si è tolta un anello dalla mano e mi ha detto: “Voglio che lo prenda tu”. Era un anello col rosario, raro e bello come non ne avevo mai visti. Le era stato regalato da sua sorella. Mi resi conto che mi stava dicendo addio.

Abbiamo preso il tè e mentre uscivamo mi ha mostrato alcuni libri in vendita. Io, che non sono una gran lettrice, ho preferito darle in mano una somma equivalente di denaro e le ho detto: “Per i fiori della Vergine”. Il giorno dopo ho ricevuto una foto con dei fiori sull’altare dove c’è scritto: “I tuoi fiori danno gioia a Dio…”

Nell’agosto del ‘21 mi aveva scritto, mandandomi una sua foto con un cappello spiritoso, che le si addiceva molto. Mi disse che l’aveva indossato e si era presentata così ad un incontro tenuto in casa sua, dove aveva regalato dolci, che (secondo lei…) venivano dall’Europa. Si divertiva e faceva divertire gli altri, come se volesse che le persone si dimenticassero della sua malattia.

Questa è Elina. Una donna per la quale i piccoli dettagli erano tutto. Squisita, semplice, forte e presente. Ovunque andasse, lasciava il segno, la sua impronta, il suo timbro, la sua richiesta:

 “Tu puoi…!!! Fallo…!!!”

Ho ancora i suoi messaggi su Whatsapp. Non ho voluto cancellarli. E ogni tanto li ascolto, per risentire la sua voce, la stessa di sempre, frizzante e piena di vita. E in ogni messaggio, un insegnamento, una riflessione, una saggezza infinita.

Qualche giorno prima della sua partenza, le scrissi chiedendole se potevo andare a trovarla (ero a 500 km da lei) e lei mi rispose testualmente:

“Certo che puoi, sennò mi arrabbio. Questa settimana mi sono mancate le forze. Aiutami a chiederle. Però, la mia anima è ricolma dei doni dello Spirito Santo, ho pace e allegria nel cuore. Ho per te un abbraccio da parte della Nostra Signora del Sorriso. È piccola, ma divina…”

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