martedì, Marzo 5 2024

Una delle maggiori preoccupazioni che hanno i genitori al momento di vedere
un programma in televisione con i propri bambini è sapere se il contenuto
sia adeguato o meno.

Ci sono portali e siti web che

orientano

con consigli e recensioni per aiutare a decidere al meglio ed evitare
brutte sorprese.

Ma, al di là del comune buon senso, che cosa sappiamo realmente sugli
effetti dei film violenti che vediamo al cinema e in televisione, in
particolare sugli effetti dei film dell’orrore e di quelli con immagini
esplicite di sesso? Quali reazioni producono su chi li guarda e in
particolare sui bambini?

Quale influenza hanno i media?

Che la pornografia porti danni di tipo psicologico ed emotivo agli adulti,
lo negano solo i commercianti del sesso. La Chiesa Cattolica negli Stati
Uniti, con il supporto di una serie di studi, sta lottando per combattere
questa

assuefazione

che rovina molti matrimoni.

Recentemente, alcuni personaggi famosi, dopo aver confidato il loro
problema alle proprie compagne,


hanno deciso di confessarlo anche pubblicamente


, per rendere ancora più forte la loro decisione e dare il buon esempio
anche ad altri.

Sugli effetti della violenza dei media si sono fatte molte ricerche con
risultati spesso contraddittori e mai definitivi. Molto dipende da

che cosa si ricerca e con quali obiettivi

. Quello che è certo è che i contenuti violenti sono notevolmente aumentati
negli ultimi 60 anni. Inoltre, ed è un dato provato che non può essere
messo in discussione, chi è predisposto per carattere alla violenza e a
comportamenti squilibrati è portato a consumare contenuti violenti. E
viceversa.

Che cosa succede allora con i film dell’orrore? La violenza certo spaventa,
ma la paura ha delle specifiche caratteristiche. Si può avere infatti paura
senza violenza. Le emozioni in gioco davanti alla paura sono altre.
Attualmente il “fattore paura” -a differenza di quello che succede con il
sesso, il linguaggio “crudo” o le immagini violente- non è incluso tra i
parametri obbligatori da segnalare per legge in modo tale da avvertire in
anticipo se un dato film sia sconsigliabile o meno ai minori per i suoi
contenuti. E, tuttavia, c’è un dato empirico significativo per postulare
una maggiore attenzione al “fattore paura”: il 90% degli adulti ricorda
perfettamente una scena di un film che gli è impaurito da bambino; inoltre
un 21% afferma provare ancora “paura residuale” nel ricordo..

Paura, ansia, incubi e film dell’orrore: quale relazione?

Laura J. Pearce e Andy P. Field, dell’Università di Sussex, hanno
presentato le conclusioni di un loro rigoroso studio intitolato “L’impatto
della televisione e i film di paura nelle emozioni interne dei bambini: una
meta-analisi”, in un articolo edito dalla rivista accademica Human
Communication Research. Questi ricercatori sociali hanno analizzato in 25
anni di studi come i bambini interiorizzano alcuni emozioni. Riassumiamo le
conclusioni dello studio:


a) C’è sufficiente evidenza empirica per affermare che bambini e
adolescenti interiorizzano ansia, paura, depressione e incubi dopo aver
visto film dell’orrore.

b) Lo sviluppo cognitivo modera questi effetti. I bambini sotto i 10 anni
sono molto più vulnerabili.

c) Le differenze metodologiche degli studi realizzati in questi 25 anni
(studi di laboratorio con piccoli gruppi, ricerche su campioni
rappresentativi della popolazione infantili e adolescente, differenti scale
per misurare gli effetti, tipo di programmi vagliati, etc.), non permettono
di concludere con certezza assoluta se gli effetti variano
significativamente a seconda se i contenuti siano di finzione o reali. Un
dato minore, ma comunque significativo, è che i risultati sono costanti,
indipendentemente da chi risponde alle domande del questionario, siano
bambini o genitori.

La portata dello studio

Ci sono molti lavori sugli effetti relativi alla visione di contenuti
mediatici violenti, come ad esempio tenere un comportamento aggressivo.
Questo è il primo passo di un processo di interiorizzazione degli effetti,
quello che potremmo chiamare “stato emotivo”, dovuto a contenuti di
“paura”, cioè quello che generalmente in inglese si definisce “scary
movies”.Si tratta di una meta-analisi, cioè, un studio su altri studi. La
validità delle conclusioni, in questi casi, dipende dall’onestà
intellettuale degli autori per “non mescolare pere e mele.” Non tutti gli
studi misurano la stessa cosa, non lo fanno con gli stessi strumenti né con
campioni uniformi. Pearce e Filed hanno fatto un lavoro di filtro
metodologico impeccabile per ottenere elementi comuni di paragone. Gli
autori si mostrano cauti nello spiegare le notevoli differenze tra i
risultati dei vari esperimenti di laboratorio che possono verificarsi.

Conclusioni

Al di là degli imprescindibili “caveat” metodologici che qualunque studio
empirico sociale impone, bisogna riconoscere che le verifiche dell’articolo
di questi ricercatori hanno una doppia valenza. Da una parte si dà una
spiegazione all’aumento di stati emotivi negativi nei giovani quali l’ansia
e la loro stretta correlazione con i contenuti che fruiscono. Dall’altra, è
un buon punto di partenza affinché genitori, educatori, responsabili dei
media e politici abbiano una migliore conoscenza dell’impatto emotivo dei
contenuti multimediali e prendano misure opportune per proteggere i minori.

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