martedì, Luglio 23 2024

Covid-19: questo contagioso e imprevedibile virus non ha bisogno di troppe
presentazioni, poiché la pandemia che ha originato – e che sta cambiando il
mondo – è sotto agli occhi di tutti, influenza le vite di tutti.

Sebbene ogni paese e ogni singola persona ne stia facendo in qualche modo
esperienza (chi perché colpito in famiglia dal male stesso, chi per i
cambiamenti e i disagi sociali ed economici che comporta) noi diFamily and Media ci siamo chiesti come questo avvenimento storico si sta raccontando, quale taglio viene dato ai servizi informativi,
su quali aspetti si fa leva sulle notizie che ne parlano?

Ecco alcune considerazioni che vorremmo condividere:

1)
Assistiamo al problema della sovra-comunicazione

Se solo questa epidemia si fosse svolta 50 anni fa, non avremmo a
disposizione tutto il materiale che ora invece prolifera nelle diverse
piattaforme: Televisione, Youtube, Netflix… ma cosa comporta questo?

La prima cosa che si nota, cercando documentari o servizi informativi sul
Covid-19, è la quantità smisurata di materiale audiovisivo.

Va detto che il tema: a) è profondamente attuale, b) interessa l’intera
popolazione mondiale, c) riguarda tutti i campi della nostra vita.

Non è un fatto “circoscritto”
, che interessa “una fetta della popolazione” quale potrebbe essere, ad
esempio, “L’Impero Romano” o “La storia del Barcellona F.C.”.

Perciò, accade che nel mondo dell’informazione ogni emittente, di ogni
nazione si occupi primariamente di questo argomento, con il conseguente sovraffollamento di informazione sulle piattaforme.

Per intenderci, è impossibile, pur avendo a disposizione settimane intere
solo per fare questo, vedere tutti i video, le interviste, i documentari,
creati in ogni parte del mondo, che riguardano il Covid-19.

2)


Conseguenza della sovra-comunicazione è la disinformazione per
sovra-dose di notizie

Navigando sul web ci troviamo nella situazione in cui un alunno alza la
mano per fare una domanda, ma a rispondergli sono 30 insegnanti
contemporaneamente.

Come districarsi nel labirinto? Come scegliere i filmati da vedere? Come
selezionare il materiale per documentarsi in modo appropriato?

In un celebre romanzo di Sir Arthur Conan Doyle si racconta come, per
nascondere un documento molto compromettente, il sagace proprietario lo
lascia sulla scrivania insieme a un mucchio di altri documenti irrilevanti.
E’ esattamente quello che fanno i servizi segreti da millenni: filtrare un
pezzo di verità insieme a tonnellate di disinformazione.

Nel caso del covid-19 non vi è una mente perversa, come vorrebbero i
complottisti, basta la

pigrizia mentale di tutti noi, insieme agli interessi incrociati di
tanti potenti

. Di fatto siamo disinformati per una dose eccessiva di notizie,
dichiarazioni, repliche, opinioni, commenti, dati, cifre contrastanti… che
ci offrono l’ illusione di abbondanza di “offerta informativa”. La
verità (ovvero la “vera informazione”) non è una merce che si compra gratis
o a buon mercato, senza la fatica e lo sforzo della nostra mente e senza l’

investimento del nostro prezioso tempo per studiare le questioni

. La verità è semplice, sì, ma la realtà è complessa e per capirla bisogna
impegnarsi. Abbiamo presentato un caso sul nostro portale:

i ritardi dell’agenzia di notizie più importante del pianeta nel
riportare i ritardi del governo cinese nell’informare l’OMS

. L’Associated Press denuncia (davvero denuncia o piuttosto assolve?) il
ritardo fatale di sei del governo cinese e ci mette… 75 giorni per farlo!

3)

Il problema di come vengono analizzati e presentati i dati

Uno dei problemi odierni legati all’informazione è l’analisi erronea o strumentale dei dati, talvolta per
ignoranza, talvolta per difendere certi interessi.

Come fa notare un docente di Filosofia Politica, Daniel Innerarity, in un
articolo dal titolo “

Pandemia sin Verdad

” (“Pandemia senza verità”), “

Parte di questo disprezzo per la verità è attribuibile all’azione di
alcuni governi, che hanno nascosto o manipolato i dati. Più
preoccupante, tuttavia, è il

disorientamento e gli errori che derivano da dati veri, ma non sono
stati contestualizzati o analizzati correttamente

. Ciò dimostra che i dati sono tanto conclusivi quanto malleabili e che chiunque può presentarli in un modo
che favorisca ciò che si vuole dire. Il

fanatismo dei dati tende a difenderli come se ci assicurassero
protezione contro l’ideologizzazione. Ma i dati non sono
necessariamente l’opposto dell’offuscamento ideologico

; possono favorire l’obiettività ma anche essere messe al servizio di
qualsiasi ideologia”

.

4)

Politica e Covid-19 sono due argomenti strettamente connessi

Il modo in cui i governanti stanno gestendo l’emergenza interessa i
cittadini, il modo in cui i cittadini percepiscono la gestione del governo
interessa i politici: è questo il motivo per cui tra i primi risultati di
ricerca sul Covid-19 in rete appaiono servizi in cui i politici sono
accusati di aver insabbiato degli errori, sottovalutato il fenomeno, di non
aver cioè fatto tutto ciò che era in loro potere per evitare morti e di
esserne quindi in parte responsabili.

E

la stampa è veramente libera dai condizionamenti politici? Gli
scienziati stessi – che sono chiamati a studiare quanto accade – sono
“liberi” di pubblicare verità scomode per i propri governanti

?

Alcuni esempi ci mettono una pulce nell’orecchio (e forse più di una) che
questa libertà sia seriamente compromessa.

Riportiamo un fatto inerente il Covid in Italia (uno dei primi paesi
colpiti dalla pandemia): un

documentario di Report

, trasmissione di Rai 3, del 2 novembre, parla di una censura da parte
dell’OMS su un dossier di ricerca (fatto proprio da un gruppo di ricerca
veneziano che dipende dall’OMS e approvato dal comitato scientifico
dell’OMS), fatto sparire perché si parlava di una grave mancanza del
vicepresidente europeo dell’OMS, il quale, pur incaricato in passato di
aggiornare il piano pandemico nazionale italiano, non avrebbe mai messo
mano ad un piano pandemico del 2006 assolutamente inadeguato al momento
attuale e che, come affermano delle fonti intervistate nel documentario, se
aggiornato, avrebbe potuto risparmiare fino a 10 mila vite umane.

Il

dossier, prima accettato dall’OMS, è stato poi ritirato per togliere
dai guai un esponente di rilievo dell’OMS

.

5)


Solo piccoli editori possono permettersi di avanzare ipotesi
scomode

Dato il grande invischiamento tra potere politico e stampa, è molto

più facile che le voci fuori dal coro siano voci “piccole”, di poco
conto nel panorama dell’informazione

.

Come nel caso del dossier scomparso denunciato da Report non vi è stata
traccia nei tg nazionali, così in generale le ipotesi più scomode per i
politici non si trovano in vetrina nelle librerie.

Richard Horton, direttore di The Lancet, la prima rivista
scientifica medica ad allertare sull’esistenza della malattia (articolo del
24 gennaio 2020) ha scritto un libro-denuncia dei comportamenti dei governi
occidentali (Gran Bretagna, USA, Francia, Italia, Spagna principalmente) e
dell’Intelligence scientifica di questi paesi invischiati con i loro
governi: The Covid-19. What’s Gone Wrong and How to Stop It Happening Again (giugno del
2020, scritto durante il confinamento). Bene, l’editrice del libro non è
Pearson, ThompsonReuters, Penguin, Wolters Kluwer, Planeta, Mondadori… No,
l’editrice è una piccola casa editoriale britannica di “resistenza civica”:
Polity Press.

Ancora più completa e serena di quest’appassionata denuncia di Horton
risulta il libro di Joseph Tritto: Cina Covid 19. La chimera che ha cambiato il mondo da un’altra
editrice di resistenza: Cantagalli (Italia). La sua ipotesi, che sembra ben
documentata, è inquietante: una fuga involontaria negli esperimenti di un
laboratorio a Wuhan (Cina) finanziato dalla grande industria farmaceutica
occidentale con expertise scientifica acquisita in Francia e negli Stati
Uniti e alta tecnologia condivisa. Si sa che fare esperimenti con meno
limitazioni etiche e legali è più economico in Cina che in Occidente, così
come produrre telefonini.

6)

I toni dei governanti si assomigliano in tutto il continente

Interessante notare

l’ottimismo che investe più o meno tutti i capi politici del mondo

…fino a quest’ultima ondata. Dagli Stati Uniti alla Francia, passando per
l’Italia (dove di recente è stato ritirato un libro in cui il ministro
della salute parlava di “vittoria sul virus” e sarebbe uscito a ridosso
della seconda ondata) ci tengono a far sapere che è tutto sotto controllo.

Che era tutto sotto controllo lo si è detto fin dall’inizio in Cina, dove,
come riportano più fonti, si invitava ad isolare i primi pazienti colpiti
da questa nuova forma di SARS, senza però farne parola con alcuno.

Se i cittadini usano i media per documentarsi, i politici usano i media per trasmettere i loro messaggi e
l’impressione che si ha è che pur di non perdere approvazione, pur di non
agitare le folle, ci sia stata la tendenza a sgonfiare i numeri dei
decessi, evitare autopsie, o far circolare sui tg delle reti nazionali
slogan rassicuranti (in Italia, ad esempio: “Andrà tutto bene”).

Le informazioni più scottanti e critiche sull’agire dei governi, appaiano
molto più facilmente sul web o su trasmissioni di approfondimento piuttosto
che nei telegiornali delle reti nazionali.

Vi lasciamo con una domanda, più che con una risposta: che il ruolo di
“guardiano” delle fonti di informazione tradizionali sia in crisi?

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