lunedì, Aprile 15 2024

Il 31 Dicembre del 2019, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)
giunge la notizia della presenza di un focolaio di quella che aveva
l’iniziale parvenza di una “banale” influenza, poi sfociata in una sorta di
“polmonite di causa sconosciuta”, rivelata nell’epicentro di Wuhan, nella
provincia di Hubei, in Cina. Si tratta, come tutti ormai ben sappiamo,
della pandemia Covid.

In un clima di incertezza diffusa abbiamo cambiato le nostre abitudini e i
nostri stili di vita “per il bene di tutti”. E se ad avere
timori, paure e difficoltà sono state persone autosufficienti,

come avranno vissuto questo periodo le persone con disabilità?

Lockdown e disabilità

Gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione consentono di sostenere
collegamenti con amici, parenti, colleghi anche a distanza di centinaia,
migliaia di chilometri, e dunque suggerire delle metodologie che si
dimostrano poi efficaci anche per coloro che sono tra i primi ad aver più
risentito delle restrizioni pandemiche, di una condizione di “necessario”
isolamento: i disabili.

È essenziale donare supporto costante a persone con disabilità, fornendo
loro un’assistenza sociosanitaria riabilitativa che garantisca la possibile
acquisizione di capacità atte a svolgere in maniera autonoma determinate
azioni quotidiane, oppure al recupero di capacità od abilità
momentaneamente perdute, e dunque concentrare la riabilitazione nel loro
“mantenimento”.

Tutt’oggi il concetto di “disabilità” è però da molti erroneamente inteso
come mero sinonimo di “menomazione”, fisica o mentale, formatosi magari
alla nascita o derivato da un incidente. Dal 2001, l’OMS (Organizzazione
Mondiale della Sanità) pubblica l’IFC (International Classification of
Fuctioning, Disability and Health), uno strumento di classificazione che
descrive come la disabilità sia una conseguenza di una
complessa relazione tra condizione fisica, di fattori ambientali, di
salute, che possono sfociare dunque in un’incapacità di piena integrazione
e partecipazione sociale.

La tecnologia supporta la disabilità in molti modi. Team di esperti
lavorano all’interno di grandi aziende sull’accessibilità dei prodotti (tecnologici e no) proprio
per avere quell’avanzamento innovativo che può supportare tutti.

Più di 1 miliardo di persone nel mondo hanno una disabilità, su una
popolazione globale di 7,8 miliardi. Ciò significa il 13% di persone nel
mondo ha una disabilità. In altre parole, le persone con le esigenze di
prodotti e servizi maggiormente accessibili sono un’enorme percentuale di
la popolazione

Il termine “accessibilità” fa riferimento alla
progettazione di prodotti, dispositivi, servizi o ambienti per le persone
con disabilità, sia questa permanente temporanea o situazionale.

Nella progettazione di questi servizi si valutano una moltitudine di
fattori secondo una logica omnicomprensiva ed inclusiva: se un prodotto o
un servizio è di facile utilizzo per una persona con disabilità, migliorerà
l’esperienza anche per tutti gli altri.

Come non lasciare indietro nessuno?

Siamo troppo abituati a leggere di notizie sensazionalistiche a impatto
negativo. Soprattutto nell’ultimo anno, ci sarà capitato di leggere
articoli di giornali e indignarci di come istituzioni non abbiamo saputo
supportare la popolazione su più punti di vista, dimenticandosi molto
spesso di chi ha delle difficoltà maggiori. Ma

esempi di positività esistono, sono concreti e non andrebbero che
replicati in larga scala.

Ciò non significa ignorare le problematiche che vivono le persone con
disabilità però forse queste ultime possono essere comprese meglio sotto
forma di piccole pillole divertenti, anzi “Supposte” come quelle di
Carmelo.

Carmelo Comisi è il Presidente di Disability Pride Onlus
che durante il lockdown ha dato il via una mini web series

“Le Supposte di Carmelo”

che racconta le problematiche che le persone con disabilità incontrano
nella loro routine. Un nuovo modo di fare satira quella che lui stesso
definisce una Sit down Comedy.

Non sono solo video divertenti. “Disability Pride” è nato in Italia nel
2015 da un’idea di Carmelo Comisi e dal contributo volontario di
“moltissimi amici” con l’obiettivo di rivendicare l’effettiva inclusione di
tutte le persone con disabilità. Negli anni si è costituito in un network
(Disability Pride Network) che comprende

una rete nazionale e internazionale aperta e in continua espansione

, formata da persone con disabilità, i loro cari amici, e tutti gli
“alleati” non disabili, che condividono gli stessi valori e obiettivi e che
promuovono un nuovo modo di vivere, pensare e valorizzare le persone con
disabilità.

Quindi tornando alla domanda iniziale. Per non lasciare nessuno indietro
dobbiamo partire da ciò che è insito nell’essere umano e con ciò che
apporta solamente benefici se efficacemente applicato: informazione, cooperazione e perché no il sorriso.

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