domenica, Maggio 26 2024

Lui, marito sulla quarantina, molto impegnato sul lavoro, porta in
tribunale lei, sua moglie da circa dieci anni, chiedendo al giudice di
considerarla unica responsabile del fallimento del matrimonio. Il motivo?
Il fatto che la donna non si occupasse delle faccende di casa, in pratica,
perché lei – a suo dire – non stirava, non lavava, non cucinava. E’
accaduto in Italia, dove il giudice, però, ha dato torto all’uomo
evidenziando che non spetta solo a uno dei coniugi svolgere i lavori
domestici, ma a tutti i componenti della famiglia, quindi, perché no, anche
ai figli, nell’ottica di una educazione responsabile.

Il caso riporta all’attenzione l’importanza della organizzazione della
gestione della casa che potrebbe diventare fonte di grandi contrasti,
oppure rivelarsi lo specchio di quell’intesa, sintonia, e armonia che
rendono una coppia felice.

Superato ormai il discorso sugli stereotipi di genere, la questione in
ballo è un’altra, e ha a che fare con la cura della famiglia, cosa che
inevitabilmente comprende anche ‘l’amministrazione della casa’, perché è di
questo che si tratta: programmazione, organizzazione, realizzazione di
compiti, attività, servizi, resi per il bene di tutti coloro che abitano
insieme, condividendo non solo gli spazi, ma la vita, in generale.

Faccende domestiche: cosa dicono le ricerche

Uno studio dell’Ufficio per le pari opportunità del Governo inglese del
gennaio 2021 ha rilevato come gli uomini e le donne si dividano sempre di
più le responsabilità di cura anche per fare fronte ai maggiori carichi di
lavoro professionale delle donne. Le ricerche negli ultimi due decenni
hanno evidenziato i benefici di un maggiore coinvolgimento dei padri
rispetto alla cura dei loro figli con vari effetti positivi per i bambini,
dallo sviluppo emotivo, psicologico ed educativo, fino alle ricadute sulle
loro future carriere professionali. Inoltre, la ricerca inglese, facendo
riferimento a diverse statistiche, ha riportato gli esiti favorevoli sui
rapporti familiari come la riduzione delle separazioni e dei divorzi quando
c’è una giusta condivisione degli incarichi di cura familiare.

In una recente conferenza della

Home Renaissance Foundation

– un centro di ricerca internazionale che promuove un maggiore
riconoscimento del lavoro partendo proprio dalla creazione di ambienti
casalinghi sani e congeniali – è stato messo in evidenza quanto la cura per
la persona sia la condizione essenziale per le relazioni, per la felicità
delle persone, dentro e fuori le mura domestiche.

Insomma, uno dei segreti per una buona vita di coppia sembra essere proprio
la condivisione delle responsabilità della famiglia. Quando questo non
avviene potrebbero aumentare le incomprensioni e le situazioni di conflitto
determinati dal sentire il peso dell’intera gestione della famiglia. Mentre
una relazione in cui ci sia concreta solidarietà fa sentire apprezzati,
rispettati e, in questo modo, il potenziale di contrasto e di
insoddisfazione si riduce sensibilmente. Al contrario, la mancanza di
suddivisione delle faccende domestiche può intaccare la ‘partnership’ del
matrimonio, fino anche a determinarne la rovina, come abbiamo visto nel
caso della separazione della coppia italiana.

Più che costituire una serie di semplici compiti strumentali, incombenze da
svolgere, piatti da lavare eletti da rifare, il lavoro domestico è
soprattutto un insieme complesso di scambi interpersonali, un dono
reciproco, è disponibilità e servizio, che consentono ai membri della
famiglia di raggiungere solidarietà e gioia, maturando quella forza e
coesione che dovrebbero consentire poi di resistere anche agli eventuali
piatti sporchi, letti disfatti e a qualche granello di polvere in più sul
comodino.

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