lunedì, Aprile 15 2024

Decidi di prenderti un momento di pausa tra una cosa e l’altra e di aprire
Facebook o Instagram spinto dalla curiosità di “vedere” che succede nel
mondo al di fuori delle solite quattro mura o routine a cui, solitamente,
sei abituato. Inizi a scorrere la homepage e noti che il 70% della bacheca
è intasata da tue “amiche” che, postando una foto del loro ingombrante
pancione, scrivono descrizioni del tipo “Mamma e papà ti stanno
aspettando!”, “E’ cresciuto di mezzo chilo”, “Ti aspetto principino”, e
così via, aggiornando, così, i propri “followers” sui continui progressi
della loro gestazione. Ma non è tutto. Scorrendo ulteriormente ti imbatti
in una diretta social nella quale la tua amica, prossima all’imminente
parto, sente la necessità di informare i suoi “cari” del lieto evento.

Perplesso, ti disconnetti e inizi a riflettere su come la
spettacolarizzazione della vita sia diventata, per molte persone una
necessità!

Perché condiviamo le foto della gravidanza sui social

Fino a poco tempo fa, la gravidanza era un momento intimo che si
condivideva principalmente con il proprio partner, con la famiglia e con
quelli che realmente potevamo definire come “nostri cari”.

Oggi, invece, il più delle volte, sentiamo la necessità di condividere
questo importante momento con il mondo intero. La domanda che sorge
spontanea è: perché? Quali sono i motivi che spingono una futura mamma o
papà a postare l’immagine dell’ecografia del proprio figlio?

Un possibile motivo potrebbe essere l’emulazione, cioè la volontà di
imitare una determinata persona nell’essere. “Ho visto la mia amica che
postava la foto del suo pancione e ha ricevuto molto seguito, perché non
posso farlo anche io?”, “l’ecografia di mia figlia è più bella di quella
postata da te!”, “lo fanno le persone famose e gli influencer, che male c’è
se posto la foto del mio bambino appena nato?”. Non siamo psicologi, ci
limitiamo a ragionare su ciò che il contesto sociale attuale propone e
mostra come avvenimento innocuo quando, in realtà, dovremmo iniziare a
riflettere sulle possibili conseguenze di un semplice post e renderci
consapevoli e responsabili delle nostre azioni per proteggere i nostri figli da situazioni pericolose
che potrebbero ledere la loro immagine nonché il loro status, attuale o
futuro, fisico o psicologico.

Prima di postare una foto, pensiamoci bene

Prima di postare la foto del nascituro o del neonato, iniziamo a pensare,
ad esempio, con quanti “amici” condivideremo la nostra foto. Sono amici
reali di cui ci fidiamo oppure la condivideremmo anche con conoscenti o con
persone che abbiamo incontrato per puro caso nella nostra vita e di cui,
nel concreto, non conosciamo nulla? E se la postassimo con il filtro
“pubblico”? A quante potenziali persone daremmo la possibilità di
visualizzare e, dunque, il potere di scaricare, modificare e salvare le
immagini sul proprio hard disk? Ricordiamoci che oggi il mondo social non è
solo popolato da account che utilizzano le piattaforme online in modo etico
e morale, quant’anche da profili che vengono creati da persone con indole e
finalità, consapevolmente o inconsapevolmente negative, basti pensare ad
esempio pedofilia, pedopornografia, false identità etc.

Ognuno di noi, quando intravede la potenzialità di diventare un genitore, è
solito prendere del tempo con sé stesso al fine di acquisire la
consapevolezza della responsabilità che comporta far nascere e crescere un
figlio. E’ quella stessa responsabilità genitoriale a cui fa riferimento la
legge parlando del matrimonio e diritti e doveri dei genitori e dei figli e
che ricomprende l’obbligo dei genitori “’di mantenere, istruire, educare e
assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità,
inclinazioni naturali e aspirazioni” e l’obbligo di porre in essere
qualsiasi azione in difesa dei loro interessi. Ad oggi, molti sono gli
interventi normativi europei e nazionali incentrati sul diritto “digitale”
del nascituro, per regolamentare queste tipologie di fenomeni che
potrebbero ledere la privacy di una famiglia.

Quindi, cosa sarebbe corretto condividere sui nostri social? Qualsiasi
immagine che non dia il potere ad altri di invadere la nostra privacy! Un
esempio? Foto di body painting su pancioni in “lievitazione” o gente felice
durante lo shopping frenetico nei discount per i pannolini.

Riscopriamo l’emozione dell’intimità della gravidanza

Il mondo dei social è una vetrina dove l’importante è apparire, non essere;
per cui facciamo attenzione: vorreste vedere mai vostro figlio esposto in
una vetrina? Siamo sicuri che questo nostro atteggiamento non nasconda
qualche carenza di attenzioni verso noi stessi o semplicemente paura e/o
insicurezza? Vorremmo mai che un giorno nostro figlio, scorrendo magari la story telling del nostro profilo, ci recrimini il fatto di aver
postato una sua foto imbarazzante senza il suo consenso?

Chiudiamo dunque il nostro smartphone e dedichiamo il nostro tempo reale a
vivere quelle emozioni e godere di quegli attimi importanti con chi
veramente merita tenendo sempre bene a mente che, seppur concepiti da noi,
i figli, in fondo, non sono una proprietà!

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