lunedì, Febbraio 26 2024

I social network tendono a farci diventare irriflessivi ed impulsivi: il
fatto che comunichiamo con qualcuno attraverso uno schermo e non “faccia a
faccia” può comportare la perdita di quel pudore che, normalmente, ci
trattiene dal dire apertamente tutto ciò che pensiamo quando
l’interlocutore ce lo troviamo davanti in carne ed ossa.

“Protetti” dal nostro smartphone o dal pc, rischiamo di oltrepassare i
confini dentro i quali i toni di una conversazione possono essere definiti
“civili”.

Ecco, allora, che fioccano insulti a perfetti sconosciuti, battute di
cattivo gusto, commenti cinici e invadenti che, forse, non pronunceremmo
senza lo scudo degli strumenti tecnologici.

La tentazione di cadere nel cosiddetto “hate speech”, riempiendo i nostri
profili o le pagine che frequentiamo con commenti indelicati o offensivi è
sempre molto forte. Ecco allora tre regole d’oro per evitare di sparare a
zero su chi “incontriamo” nel nostro percorso digitale, facendo diventare
una pattumiera quello che dovrebbe essere un ambiente di dialogo,
confronto, svago e non di sfogo e di offesa.

1. Pensa sempre che gli utenti social sono persone reali!

Se stiamo scrivendo un commento poco gentile o addirittura un’offesa,
ricordiamoci sempre che abbiamo davanti una persona in carne ed ossa, anche
se ci separa uno schermo.

Quante volte gli articoli postati su Facebook si riempiono di cattiverie
indicibili che, comunemente, non sentiamo dire tra due persone che prendono
un caffè insieme?

E prima di scrivere riflettiamo sul fatto che l’altro non può essere il
capro espiatorio su cui riversare il nostro stress o la nostra rabbia
repressa. I social non possono diventare dei pungiball.


2. Quello che scrivi sui social ha sempre delle conseguenze

Chiediamoci sempre se quello che stiamo per scrivere sui social può fare
del male a qualcuno, può ferire i suoi sentimenti o addirittura umiliarlo.

Ricordiamo, inoltre, che siamo responsabili delle nostre azioni anche sul
web. Ad esempio, possiamo essere perseguiti dalla legge se diffamiamo
qualcuno in rete, proprio come nella vita reale. Anzi, è bene sapere che la
diffamazione può essere addirittura aggravata se avviene in un social
network come Facebook, perché, giuridicamente parlando, il social network è
considerato uno spazio reale, dove ciò che viene detto raggiunge molte
persone contemporaneamente. Motivo in più per pensarci due volte prima di
scrivere cattiverie…

3. E’ più efficace una parola gentile che cento insulti

Se lo scopo del nostro commento è far riflettere qualcuno che a nostro
avviso sostiene una tesi sbagliata, sicuramente non gli faremo cambiare
idea insultandolo. Nessuno riflette se si sente attaccato, bensì cercherà
di difendersi e, anche solo per non darcela vinta, si arroccherà ancor di
più sulle sue convinzioni.

È possibile – ma non scontato – che noi abbiamo ragione e l’altro si trovi
nell’errore, ma se anche così fosse, dobbiamo ricordare che solo se si
corregge con rispetto, se si offrono spunti di riflessione al fine di
aiutare – non di schiacciare – l’altro, il dialogo potrà essere
costruttivo. Altrimenti, stiamo solo perdendo tempo. O, peggio, stiamo
seminando astio e rancore. In poche parole, stiamo sporcando il web.

Armiamoci, dunque, di pazienza e umiltà. Ricordiamo che muove di più un
cuore indurito una parola gentile di cento sputate con rabbia.

E voi lettori avete qualche altra regola da suggerire? Se pensate di
poterci aiutare, scrivete nei commenti ciò che pensate renda il web un
posto migliore

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