lunedì, Febbraio 26 2024

Ignacio López-Goñi, docente di microbiologia e
virologia all’Università di Navarra e affermato divulgatore scientifico

, è l’autore del breve e intenso saggio Preparados para la próxima pandemia in lingua spagnola, edito
dalla casa editrice Destino, in cui analizza i motivi che hanno portato
alla crisi causata dal COVID-19 e tenta di dare delle indicazioni che ci
possano preparare ad un’emergenza futura. Secondo l’autore la pandemia ci
ha dimostrato come funziona la scienza: chiediamo ad essa di fornirci
certezze, di sviluppare un vaccino in tempi record, ma per anni non si è
investito abbastanza per la ricerca. Inoltre è importante rispettare i
tempi della scienza e saperla comunicare bene.

Davvero un virus può cambiare il mondo?

Questa è la domanda con cui inizia il libro. In effetti, sembra impossibile
che un virus, diecimila volte più piccolo di un millimetro, abbia potuto
causare una pandemia che ha cambiato la vita quotidiana delle persone in
ogni angolo della Terra, mietendo milioni di vittime, causando un danno
economico di portata epocale… e ancora non è finita!

L’autore ricorda, con alcuni esempi in parte noti che l’umanità è stata
colpita da moltissime pandemie che hanno segnato lo sviluppo storico delle
società nei diversi tempi. Quindi bisognava aspettarsi che prima o poi
sarebbe accaduto di nuovo; e in effetti da tempo l’OMS parlava di una
malattia sconosciuta che avrebbe potuto produrre una terribile pandemia.
Diciamoci la verità: ci siamo ritrovati un po’ come nella favola di “Al
lupo! Al lupo!”. Eravamo stati avvisati ma non ci abbiamo creduto. Allora,
se la storia si ripete, dovremmo essere in grado di affrontare una prossima
pandemia. Ebbene, come?

La soluzione viene dalla scienza non dallo scientismo.

Mai come ora abbiamo avuto mezzi tecnologici e scientifici tanto avanzati.
Al contempo dobbiamo, però, avere uno sguardo critico sulla scienza e
soprattutto sulla pseudoscienza. In particolare bisogna rivedere la
comunicazione della scienza. In pochissimo tempo sono stati pubblicati
migliaia di articoli scientifici e sono usciti vaccini e trattamenti
terapeutici per la cura del Covid-19. Questo, se da un lato è certamente
positivo, dall’altro nasconde un pericolo. Gli scienziati si sono ritrovati
a dover dare risposte molto rapide mettendosi al passo con la società
odierna che richiede risposte immediate, ma la scienza ha i suoi tempi!
Perché si possa affermare che un’ipotesi sia valida e si arrivi ad una
conclusione accettabile – e anche accettata – è necessario che i risultati
siano ripetibili diverse volte in diversi luoghi, con il maggior numero di
pazienti possibili. Per non parlare delle notizie sui “risultati
scientifici” che appaiono sui giornali o sulle reti sociali.


Comunicare la scienza in tempo di crisi, tra sete di risposte e infodemia

Il tentativo di soddisfare il pubblico ha portato alla pubblicazione di
articoli i cui contenuti non sono ancora stati verificati tra pari, come
richiede l’autentica ricerca scientifica. Abbiamo assistito ad un grave
problema comunicativo e ci siamo ritrovati oltre che in piena pandemia
anche in piena “infodemia”: accanto alle tante preziose informazioni è
emersa tanta disinformazione, interpretazioni errate e fake news.
I media, insieme ai social networks, hanno avuto un ruolo
preponderante nella diffusione di questi articoli che hanno raggiunto il
grande pubblico, creando falsi allarmi, false certezze, panico e angoscia.
L’impressione è stata quella di essersi persi dietro ai consensi e alla
corsa all’approvazione da parte del grande pubblico. La divulgazione
scientifica è certamente molto importante; è giusto che si soddisfi
l’esigenza di comunicare la scienza non solo agli scienziati ma a tutto il
pubblico, per rafforzare la fiducia della società nelle autorità e nella
scienza, ma non bisogna perdere la consapevolezza che il sapere scientifico
non può andare al passo della notizia dei media, che richiedono molte
notizie e subito; notizie che oggi sono in prima pagina e domani sono già
superate…e forse non erano nemmeno informazione, bensì propaganda faziosa
di interessi spuri, pubblicità farmaceutica spacciata sotto veste di
“informazione”, ipotesi farneticanti di menti malate, e un lungo eccetera
di inganni vecchi come il cucco.

Una scelta etica nel comunicare la scienza

Il libro finisce con un’interessante riflessione sul rapporto tra scienza
ed etica; in particolare sottolinea che la velocità dei progressi
scientifici non devono andare contro il principio etico fondamentale di
fare il bene ed evitare il male, agendo secondo giustizia, equità ed
onestà, anteponendo il bene comune al proprio interesse, nel rispetto della
dignità umana. E questo riguarda anche i media, che non devono essere
accecati dalla frenesia di ottenere maggiori consensi, ma devono essere
mossi dai valori essenziali di veridicità e trasparenza, per non abusare
della propria posizione di autorevolezza e nel rispetto del pubblico. E’
ora di rendersi conto che le nostre azioni hanno conseguenze globali, che
facciamo parte di un tutt’uno e che dobbiamo agire prendendoci cura del
bene comune, in una visione globale del pianeta. E’ anche ora di capire che
la scienza è al servizio dell’uomo e delle altre creature, perciò è
essenziale investire in essa per essere preparati a future pandemie.
L’andamento della pandemia dipende dal nostro comportamento: questo deve
essere un motivo di speranza!

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