domenica, Maggio 26 2024

Anni fa, quando studiavo a Roma, avevo stretto amicizia con una ragazza
latino-americana che si trovava in Italia per studiare filosofia. Mi
piaceva molto riflettere con lei sul senso delle cose. Ricordo che una
volta abbiamo avuto una bellissima discussione sul valore antropologico della festa, tema, questo, di un
seminario che stava seguendo.

Nel corso si sosteneva l’importanza della “festa” nella vita e la mia amica
diceva: “

I giorni e i momenti di festa devono scandire la nostra routine, devono
irrompere, portandoci per un po’ in una dimensione diversa da quella
quotidiana

. Abbiamo bisogno sia di una vita quotidiana (altrimenti non apprezzeremmo
la festa), quanto di giorni che ci portino lontani dalla normalità
(altrimenti verremmo alienati dal quotidiano)”.

Non tutti i momenti sono uguali

Anche senza aver seguito seminari di filosofia, probabilmente concorderemo
sul fatto che ci sono occasioni, giorni unici, che vanno celebrati. Non
è lo stesso se si fa festa oppure no… è bello fermarci a ringraziare per
qualcosa, ricordare un evento positivo e godere di ciò che abbiamo, in primis delle nostre relazioni.


La festa però si realizza se si fa comunità con altri. Non si può “fare
festa da soli”

. Si può gioire interiormente, ma se non si è con qualcun altro, la festa
non avviene.

Cosa dice questo a una famiglia?

Abbiamo già parlato dell’importanza di ricavare

momenti di condivisione in famiglia nell’arco della giornata

, spiegando perché è importante ad esempio

mantenere viva la convivialità a tavola

… Ora vorremmo soffermarci sull’importanza di saper fare festa nei giorni speciali.

La condivisione è l’anima della festa

Ricordo un’immagine molto triste che girava sui social qualche tempo fa:
c’era una donna che spegneva da sola delle candeline su una torta di
compleanno.

Dietro di lei, sul divano, si intravedeva un uomo, probabilmente il marito,
che guardava qualcosa sul cellulare. I figli facevano altro, forse
giocavano ai videogames. Si intuiva che la foto stessa fosse stata fatta
con l’autoscatto.

Intorno a questa immagine erano stati costruiti dei “meme spiritosi” (la
situazione, purtroppo, si prestava perché era surreale: ci rendiamo conto
tutti che “festeggiare da soli non è festeggiare”). Eppure, sinceramente,
penso ci sia molto poco da ridere.


Dietro a questa noncuranza in un giorno di festa si nasconde il dramma
di una famiglia disunita

. Di una famiglia che fatica a “vivere insieme”.

Ho visto questa foto poco prima che iniziasse l’emergenza sanitaria da
Coronavirus e mi è rimasta così impressa da farmi pensare che

il lockdown ha limitato la possibilità di riunirci (e questo ci è
costato molto), ma il problema più grave resta “la distanza dei cuori”

.

Anche nel pieno delle chiusure causate dal Covid, infatti, abbiamo visto
persone brindare via Skype a Natale, stappare spumanti virtualmente per una
laurea, ballare insieme a Capodanno dietro a uno schermo. La

voglia di stare insieme porta quasi a superare gli impedimenti fisici

, magari attraverso la tecnologia. Mentre se questo desiderio non c’è, a
nulla serve trovarsi nella stessa stanza…



“È importante diventare capaci di sottolineare ciò che è speciale”

Qualche mese fa una amica mi ha detto entusiasta di aver letto degli
scritti molto belli di Mariolina Ceriotti Migliarese, medico
neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta di Milano, che esercita come
psicoterapeuta per adulti e coppie e si occupa di formazione di genitori e
insegnanti.

In particolare, mi ha segnalato il libro

La famiglia imperfetta. Come trasformare ansie e problemi in sfide
appassionanti

(Ares, 2010) dove tra le altre cose si parla proprio del valore di far
festa in famiglia.

Nel libro si sostiene che

saper fare festa insieme rende più solide le relazioni: celebrare la
vita dell’altro in famiglia ci ricorda quanto sia importante, quanto
conta la sua presenza per noi. Rafforza i legami.

E sono davvero tante le occasioni che possiamo trovare per festeggiare
insieme: la festa della mamma, la festa del papà, il compleanno, gli
onomastici, le promozioni a scuola, la buona riuscita di un importante
progetto la domenica (chiedendo ai figli, per quanto possibile e senza
rigidezze, di essere presenti al momento del pranzo): La Ceriotti
Migliarese suggerisce di dare valore ai rituali speciali che ogni famiglia
costruisce nel tempo attorno alle ricorrenze particolari e infine aggiunge
che è importante anche non escludere i figli dai funerali delle persone
care, perché non è negando la morte che si smette di averne paura.

Far emergere il valore dell’altro e della vita

Il messaggio che trasmette la psicoterapeuta e che intendo condividere con
voi, lo possiamo riassumere con questa sua frase riportata nel libro: “

C’è una cultura che è legata alla capacità di fare festa, e quella di
distinguere il quotidiano da ciò che non lo è: cultura che è capacità
di riconoscere le differenze e di celebrarle. È importante diventare
capaci di sottolineare ciò che è speciale, perché questo ne fa emergere
il valore”.

Non servono grandi cose per far festa, mi permetto di aggiungere. Non
occorre spendere una fortuna per festeggiare un anniversario o un
compleanno. L’ingrediente indispensabile, però, è la voglia di celebrare la
vita insieme.

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