martedì, Giugno 18 2024

Il “turismo macabro” è quel fenomeno che spinge le persone a recarsi in
luoghi dove sono avvenute delle tragedie, per poi fotografarsi e postare in
rete immagini che le riprende proprio là.

Per fare degli esempi, pensiamo a chi si è fotografato con la nave
Concordia alle spalle – la nave crociera turistica che affondò per
imprudenza del capitano sull’isola italiana del Giglio- o a quei ragazzi
intrufolatisi di nascosto nel luogo posto sotto sequestro dove giaceva la
funivia caduta sul Mottarone.

C’è poi chi fa ore di viaggio per immortale sé stesso davanti a una casa in
cui è avvenuto un omicidio o in una strada che sa essere stata teatro di un
delitto. Le bacheche social sono piene di simili “reportage”.



Cosa si nasconde dietro a questo comportamento? Si possono fare
delle distinzioni tra le diverse mete che rievocano la morte?

Secondo un autore, Rojek, luoghi come campi di concentramento o simili sono
da distinguere rispetto quei luoghi legati a fatti di cronaca nera che
attraggono turisti.

Ci sono infatti dei

posti che richiamano il passato e la storia, altri che invece sono
visitati per pura e semplice curiosità.

Nel primo caso, spesso, vi è interesse a conoscere dei fatti storici, a
capire cosa li hanno generati e – nella migliore delle ipotesi – a
interrogarsi su come fare la propria parte perché non si verifichino più.

Recarsi nel luogo dove è da poco caduto un aereo o dove è stato ucciso
qualcuno significa invece dar spazio a una semplice e superficiale
curiosità. Si tratta di una forma di turismo che potremmo definire
“morbosa”.

Questo secondo caso rientra propriamente nel Turismo Nero: vi è un

vero “consumo” da parte dei visitatori di “morte reale”, mercificata
nei luoghi del disastro

. Il fenomeno è accentuato dal grande risalto che i media danno a certi
fatti.



Perché i luoghi di morte ci attraggono? Perché mostrare foto agli
altri?

Probabilmente ci si reca in dei luoghi di “morte reale” (ovvero in quei
luoghi dove sono avvenuti recenti disastri o incidenti) per provare emozioni forti.

I sentimenti che nascono in quella circostanza probabilmente ci
tormenteranno per tutto il resto della giornata.

Il turismo dark è come una sorta di film horror, però che
ci scuote più di un film, perché non si tratta di finzione.

Per questo ci impressiona, ci turba eppure attrae per il brivido che
suscita dentro.

La curiosità di provare emozioni forti (e la morte, questa grande
sconosciuta, le suscita facilmente) supera anche i dettami della ragione,
che vorrebbe proteggerci dallo stato di angoscia che certi luoghi
inevitabilmente destano.

Non dovrebbe sembrare forse da sciocchi visitare un posto che ci fa
diventare inquieti? Eppure, la domanda per il turismo nero aumenta… così
come sono sempre di più i ragazzi – ma non solo – che

vogliono sentirsi speciali, importanti, e per questo condividono foto
scattate nei luoghi scabrosi

.

Il

macabro attrae l’uomo forse perché lo avvicina, in qualche modo, ad una
realtà che non conosce (la morte), ma che tuttavia lo riguarda e lo
interpella

. Potremmo allora dire che, oltre a un’occasione per provare emozioni forti
ed evadere dalla “noia” del quotidiano, recarsi in certi luoghi sia anche
un modo per esorcizzare la paura di morire.

Tenere a bada la curiosità… per rispetto!

I parenti o gli amici di persone che sono state vittime di crimini o di
disastri soffrono alla sola vista del luogo dove il proprio caro ha perso
la vita.

Prima di banalizzare l’immagine di quel posto con una foto in cui noi
magari sorridiamo, non sarebbe il caso di domandarci cosa ne penserebbero,
se ci vedessero, i parenti delle vittime?


Se vogliamo provare emozioni forti possiamo, perché non andare ad un
concerto, al cinema, a teatro, o in un parco divertimenti?


Ma soprattutto… perché non provare a renderci utili, magari

facendo volontariato nelle case famiglia, in carcere o dove l’essere umano
è più fragile e più bisognoso di cure?

C’è forse emozione più grande di vedere che possiamo aiutare qualcuno a
stare meglio?


Così come per esorcizzare la paura della morte: siamo proprio sicuri
che abbiamo bisogno di recarci nel luogo dove è avvenuto un delitto?
Non è forse più pacificante guardare il Crocifisso

, dove vi è Qualcuno che ha vinto la morte proprio per noi?

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