lunedì, Aprile 15 2024

Durante la visione di un film molte parti del cervello vengono attivate; il
film imita la struttura della coscienza e questa imitazione permette al
cinema di influenzare profondamente il cervello.

Tutto ciò viene oggi studiato dalla neonata scienza del neurocinema,
una disciplina che si muove in un campo che comprende le neuroscienze,
l’arte cinematografica e gli studi sulla coscienza.

Il punto centrale è che il cinema è un’arte multidimensionale
ed ha il potere di influenzare la nostra struttura neurofisiologica.

Movimento e immagine: quale rapporto

Come riporta lo studio di Naser Moghadasi A. “ Neurocinema: una breve panoramica”
i primi passi sullo studio del rapporto tra cinema e cervello possono essere
rintracciati negli scritti del filosofo francese Henri Bergson, che già nel
1896 spiega in chiave moderna il rapporto tra movimento e immagine.

Il cinema muoveva i primi passi, quando Bertrand Russell già ipotizzava che
questo nuovo mondo rappresentasse un fattore di rischio per “l’annullamento
del libero arbitrio”, per l’effetto del cinema sulla mente.

Una singola immagine può stimolare diverse aree del cervello – sosterrà più
avanti Jean-Luc Godard – ma non può in alcun modo ricordare il concetto di
movimento nella mente. Può suscitare emozioni o ricordi, ma non avrà mai lo
stesso potere che hanno sul cervello umano delle immagini in moto, ordinate
secondo una precisa sequenza: ed è proprio questa la caratteristica
principale di un film.

Siamo messi di fronte a una serie di eventi che, con una connessione ben
precisa, prendono di mira le nostre menti, sottoponendoci i problemi della
vita con una struttura mirata e pertinente. Un processo
cinematografico copia e ricostruisce la struttura della coscienza.


Relazioni sensoriali, cognitive ed affettive degli spettatori in
sala: alcuni esperimenti

Cosa ci dice la scienza su quello che accade specificamente nella sala
cinematografica?

Uno studio importante riportato nell’articolo sopracitato “Neurocinema: una breve panoramica,”
è stato condotto da Hasson, che ha esaminato la risposta e l’attività del
cervello mentre si guarda un film.

Egli ha usato un nuovo metodo chiamato “analisi di correlazione
inter-soggetto”. Con questo metodo, è stato possibile verificare le attività
cerebrali di diversi spettatori. Lo studio ha dimostrato che durante la
visione di film come “Il buono, il brutto e il cattivo” e “Bang! You’re
Dead”, l’attenzione era più alta se confrontata con quella riservata a scene
di fatti quotidiani.

La stessa differenza la si può constatare nel misurare i movimenti oculari
medi degli spettatori: la fissazione degli occhi durante la visione dei film
menzionati era considerevolmente più alta di quella che si verifica di
fronte ai fatti che succedono nella vita reale.

Un film ben strutturato può dunque controllare in modo significativo
l’attività cerebrale del pubblico e influire indirettamente sulla struttura
di coscienza del pubblico.

A un livello diverso di quello che può studiare la neuroscienza – stimoli e
risposte fisiologiche neuronali- è ancor più importante esaminare
l’influenza del cinema sulla nostra compresione del mondo i di noi stessi.

Cosa c’è di vero in un racconto di finzione?

L’antropologo Antonio Malo nel suo libro Svelare il mistero. Filosofia e narrazione a confronto
(Edizioni Santa Croce, Roma, 2021)spiega in che cosa consiste la
“verità” contenuta nelle opere narrative. Egli dice: “C’è una bella
differenzafra credere in qualcosa perché verosimile anche se non è
vero, e la realtà che si crede perché vera anche se non è verosimile. Il
falso, invece, anche se credibile non diventa né vero né verosimile, a
differenza della finzione, che, quando è credibile, diventa verosimile nei
suoi effetti relazionali”.

La verosimiglianza non si riferirebbe, quindi, a un fatto accaduto o che
accade, bensì al mondo in cui esso è accaduto e continua ad accadere, ovvero
alla vita umana con le sue passioni, desideri, azioni e relazioni possibili.
Un mondo fittizio, quando verosimile, parla direttamente del cuore umano, in
cui c’è la lotta fra bene e male, speranza e angoscia, amicizia e
inimicizia, eroismi e tradimenti. La verosimiglianza permette di ricreare
questo mondo, che allora non è fittizio, non è un’allucinazione o un
inganno. In questo consiste la “verità della finzione”.

Cinema, politica, economia e propaganda

Che il cinema abbia il potere di coinvolgere, di segnarci e di toccare le
coscienze è sempre stato noto, in realtà, ai grandi schieramenti politici
così come ai colossi del mondo economico.

Spiega Armando Fumagalli nel suo libro Creatività al potere, da Hollywood alla Pixar,
passando per l’Italia, (Lindau: Torino, 2013) che Negli Stati Uniti “alcuni fra i più alti
dirigenti delle major cinematografiche fanno parte dei think tank – che
comprendono politici, industriali, intellettuali – cruciali per delineare le
politiche del Paese come il Council on Foreign Relations, oppure la Rand
Corporation, finanziata dal Ministero della Difesa”.

Di fronte a tutto questo, è facile comprendere il carattere propagandistico
che può avere l’utilizzo dei film.

È bene sapere che quando guardiamo un film siamo “più vulnerabili” e più
propensi ad accettare, in modo acritico, la visione del mondo che l’autore
propone. Dopo una prima fase di coinvolgimento emotivo, è bene passare ad
una seconda fase: quella della riflessività, per analizzare e non subire
passivamente i contenuti di un’opera.

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