domenica, Maggio 26 2024

Huggy Wuggy è un pupazzo blu dalle labbra rosse e i denti affilati.
Apparentemente tenero e in cerca di coccole, questo protagonista di un
videogioco horror (il videogioco survival “Poppy Playtime”, uscito
nell’ottobre 2021) è, in realtà, uno spietato assassino.

Se dal nome, infatti, si capisce che è solito dare e richiedere abbracci,
dopo aver ingannato la sua vittima, è invece subito pronto a sferzare
attacchi letali.

Portato alla ribalta in Italia dai Me contro Te (due youtubers: Luigi
Calagna e Sofia Scalia), ma diffuso in varie parti del mondo (a partire dal
Regno Unito), questo peluche ha fatto insorgere, a ragion veduta, molti
genitori, preoccupati per i possibili effetti sui più piccoli, tanto da far
scattare l’allarme da parte della Polizia postale.

Un gioco non adatto ai minori dei 13 anni

La classificazione del videogioco è PEGI 13, quindi è destinato solo ai
maggiori di 13 anni.

È facile capire il perché già ascoltando la canzoncina che lo accompagna:
“I denti aguzzi ti lasciano sanguinante (Sharp teeth leave you bloody). Non
chiamarmi mai brutto (Don’t you ever call me ugly) Abbracciami finché non
muori (Hug me ’til you die)”.

Il pupazzo è l’antagonista che si trova nel primo capitolo del videogioco,
disponibile sui vari dispostivi Apple o Android. In sostanza, si tratta di
un “horror escape room”: Huggy Wuggy compare all’improvviso, mentre il
giocatore deve risolvere degli indovinelli per fuggire dalla fabbrica di
giochi Playtime&co (dove i giocattoli hanno vita propria e sono dei
personaggi malvagi e della quale Huggy è la mascotte).

A preoccupare genitori ed educatori è il fatto che tantissimi youtuber per
bambini (come, appunto, i Me contro Te, appunto) ne mostrano le immagini
tranquillamente. È facile anche trovare disegni da colorare, destinati
proprio ai piccolissimi, proprio come accade per altri cartoni animati
adatti alla loro età.

Eppure, la storia di Huggy Wuggy non è per bambini: ricorda quella di un
altro personaggio horror, Slender Man, una figura dagli arti allungati che
non ha volto, che da un videogioco pure è esplosa diventando un fenomeno.
Ma ricorda anche il Momo Challange o Jonathan Galindo: tutti
pseudo-personaggi che condividono la fattezza di “pupazzo cattivo” e che fa
capolino nei video sul web o nei giochi.


Perché tenere i bambini lontani dai contenuti horror?

È bene ricordare, prima di tutto, che quando guardiamo un film o giochiamo
a un videogioco sappiamo – almeno noi adulti – che quello che stiamo
vedendo o facendo non è reale. Eppure, a volte le scene sono così
realistiche da tenerci con il fiato sospeso e da farci vivere in prima
persona le esperienze del protagonista. Il film o il videogioco sono realtà
di finzione ma le emozioni che proviamo e le reazioni che esse scatenano
​​sono reali. Tanto è vero che di fronte a delle scene di horror, come
segnala l’articolo

Cosa fanno i film horror al tuo cervello

, “
la reazione a quello che vediamo sullo schermo non si limita al cervello ma
si estende a tutto il corpo. Questo perché il cervello invia un segnale di
allarme che attiva il sistema nervoso autonomo attraverso l’aumento della
produzione di cortisolo e adrenalina, due neurotrasmettitori che provocano
alcuni cambiamenti a livello fisiologico (Aumenta il ritmo cardiaco, si
inizia a sudare, i muscoli si contraggono)”.

Il bambino non è in grado di razionalizzare e di delineare in modo netto,
nella sua mente, il confine tra realtà e finzione.

Se è vero che la presenza (e le spiegazioni) di un genitore durante la
visione di una scena horror riduce l’impatto emotivo e la possibilità di
traumi, è vero anche, come concordano molti pediatri e psicologi, che non
c’è alcuna necessità di rischiare di causare ansie, quando è possibile
trascorrere il tempo in altro modo.

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