domenica, Maggio 26 2024

Qualche giorno fa mi sono imbattuta, casualmente, in un articolo dove si
parlava del sorriso nei bambini appena nati e ho scoperto una cosa che non
sapevo: sembrerebbe che

i neonati sorridono ai propri genitori per provocare il loro sorriso.

Insomma, non ridono perché qualcuno “li fa ridere” (come probabilmente
abbiamo sempre creduto), ma per far ridere. Nell’articolo
dell’Huffpost, si legge, infatti: “Secondo una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, il loro sorriso non sarebbe affatto inconsapevole

, anzi: i piccoli avrebbero tutta l’intenzione di sorridere e il loro
scopo sarebbe quello di far sorridere, di riflesso, le persone con cui
interagiscono. Ma c’è di più: proprio come i comici che cercano il
momento giusto per fare la battuta e per massimizzare la risposta del
pubblico, anche i neonati sceglierebbero la circostanza opportuna, per
godere appieno del sorriso altrui, facendo il minimo sforzo.”

Per realizzare questa ricerca gli studiosi hanno utilizzato una complessa
tecnologia robotica. Dapprima hanno studiato le abitudini di molti “piccoli
volontari”, hanno raccolto dati utili per poi programmare un robot che
somigliasse il più possibile ad un bambino. Facendo poi interagire questa
macchina con alcuni studenti hanno notato che il robot tendeva a farli
sorridere il più possibile, sorridendo, a sua volta, il minimo che poteva.

Gli stessi ricercatori non si aspettavano un simile risultato: “Pensavamo
che i bambini sorridessero senza alcuno scopo o che, al limite, il loro
fosse un sorriso di risposta”, ha affermato Paul Ruvolo, professore
dell’Olin College of Engineering della University of California.


Sorridere per far sorridere: tre insegnamenti da fare nostri

Sebbene gli studiosi rimangano cauti (ammettendo di non conoscere ancora cosa li spinge a farlo, se sia, magari, un particolare meccanismo
cognitivo o altro), s’è capito che i neonati hanno l’obiettivo specifico di
veder sorridere coloro che hanno di fronte, in primis le figure di
riferimento.

Ammetto che mi sono chiesta: cosa può

insegnare, o meglio ricordare, questa attitudine dei neonati a noi
adulti, nel modo di comunicare e di relazionarci tra di noi

?

Vorrei condividere alcuni insegnamenti che ho tratto da questa ricerca:

1.


Possiamo generare armonia senza aspettare che gli altri lo facciano
per primi

Invece di subire lo stress e lamentarci, possiamo diffondere serenità.
Similmente al bambino che invece di aspettarsi un sorriso, lo dona per
provocarlo.

Il segreto è partire da noi stessi, lavorare per la nostra pace interiore,
anziché vivere schiavi del buonumore, del malumore, del giudizio, dei
problemi di chi ci circonda.

2.

Possiamo essere parte del cambiamento che vorremmo vedere

Ogni singola persona influisce sull’ambiente e sull’altro.

Sarebbe bello diventare consapevoli che possiamo fare qualcosa per
distendere le situazioni e alleggerire la tensione, invece di mettere
benzina sul fuoco. Spesso diventiamo cinici, scontrosi perché ci sembra
inevitabile, nel clima che viviamo. Invece ognuno di noi è un piccolo
universo che può generare bene.

3.


Possiamo impegnarci attivamente per comunicare pace “a chi non
sorride ancora”

Ho notato che tanti spesso cambiano umore quando vedono qualcuno che tenta
di procurare loro serenità, invece di rispondere al nervosismo con altro
nervosismo.

Non è semplice evitare di rispondere con lo stesso tono, mostrarsi gentili
con chi non è gentile, interessarsi ai problemi che possono aver portato
l’altro ad aggredirci per una futilità, ma ho scoperto che nel disinnescare
la bomba della discordia ci si guadagna soltanto.

Un esempio forse banale: una volta sono stata aggredita per una futilità da
una vicina di casa. Avrei voluto risponderle per le rime, invece sono
riuscita a respirare profondamente e ad interessarmi a lei.

L’averla fatta sentire capita, accolta, senza farle pesare l’insulto
inziale, l’ha distesa, ha evitato che la pace tra noi fosse compromessa. Ci
abbiamo guadagnato entrambe e il nostro rapporto.

Un modo per vivere più sereni nella vita quotidiana è proprio essere
gentili per rendere gentili, sorridere per far sorridere.

Gli studiosi dicono che funziona e che, a quanto pare, lo sanno anche i
neonati…

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