martedì, Giugno 25 2024

Sono arrivata ad Avila sull’ultimo treno della sera. Era estate e il caldo
era travolgente. Lasciai le mie poche cose in una locanda sul Paseo del
Rastro e andai a visitare quelle mura del XII secolo, seguendo le tracce di
Santa Teresa de Ávila, Dottore della Chiesa, (la prima donna con quel
titolo…!!! 27-09-1970), ma, ai suoi tempi, ribelle e criticata.

E la volevo conoscere di più. Mentre camminavo, mi ripetevo quella frase
tanto sua: “Abbiate una santa audacia, che Dio aiuta i forti”, e
che è stato il leitmotiv della mia vita.

Sarà perché sono stato educata in una famiglia di 7 fratelli con due
genitori che riuscivano a tenere insieme, con un raro equilibrio, tenerezza
e autorevolezza. Ci ripetevano prima di ogni prova:

“Fallo”, “Rallegrati”, “Puoi”, “Avanti”, “Quello che non fai sarà fatto
da un altro, e forse non come te, ma lo avrà fatto”, “Dai, vai, vai,
vai, non stare dietro coi deboli di cuore… arruolati e vai al fronte,
e lì, affidati a Dio e presenta la battaglia…!!!”

Già a piedi nudi, con i sandali in mano, camminavo lungo il muro, fino alla
Porta di San Vicente e pensavo:“L’osare e l’audacia devono essere cugini di primo grado…”

Quella parola, osare, che per molti è erroneamente sinonimo di audacia,
deriva dal latino volgare “ausare”, dal verbo “audere”, che significa
osare, cioè dire, fare o sopportare qualcosa di terribile o difficile.

Così ha fatto la Santa,

“donna inquieta, che ha vissuto la sua giovinezza con la gioia tipica
di quella fase della vita. Non ha mai perso quello spirito gioviale che
si è riflesso in tante massime che ritraggono le sue qualità e il suo
spirito imprenditoriale. Era convinta che bisogna “avere una santa
audacia, che Dio aiuta i forti”. Quella fiducia in Dio la spingeva ad
andare sempre avanti, senza evitare sacrifici o pensare a sé stessa.
Così ha dimostrato che la paura e la giovinezza non si sposano”.

(Vaticano, 28 marzo 2015 – Francesco)

Era già mezzanotte e in via San Segundo i bar cominciavano a chiudere. Ma
avevo sete e molta stanchezza. Ne ho trovato uno con alcuni tavoli sul
marciapiede. Ho ordinato alcune tapas e un vino, mentre bevevo il più
piccolo dei libri che avevo portato per quel viaggio. L’ho aperto alla
ricerca di qualcosa che avevo letto qualche tempo prima e che si addiceva a
quel momento: “Quello che deve essere fatto, sia fatto… Senza esitazione… Nessun riguardo


Senza questo, né Cisneros sarebbe stato Cisneros; né Teresa d’Avila,
Santa Teresa, né Ignazio di Loyola, Sant’Ignazio… Dio e
l’audacia..!!!

(Cammino, 11)

Mi sono affrettata a bere il mio vino. Stavano già alzando i tavoli. Quando
ho pagato il conto, il cameriere si è scusato per avermi distolto dalla mia
lettura. Per renderlo complice del mio ritardo dissi:

– Scusatemi, ero così assorta nella lettura che ho perso l’ora. Ma vi dirò
la causa del mio ritardo…

E col segnalibro che avevo, ho mostrato loro un suggerimento di san
Josemaría Escrivá de Balaguer che diceva: “Il mondo è di Dio, ma Dio lo affitta ai coraggiosi”.

Ma non sono solo i santi che hanno scritto di questa tanto discussa virtù.
Tra gli altri, Winston Churchill arringava i suoi soldati dicendo: “La prima qualità di cui hanno bisogno è l’audacia”. E Virgilio
affermava: “La fortuna aiuta gli audaci”.

Tornai indietro lentamente, scalza ed estasiata, cantando a bassa voce un
canto castigliano. Avrei voluto che la notte non finisse.

Quando arrivai alla locanda, l’uomo sereno aprì la porta e mi disse:

– Ha fatto una lunga passeggiata..!! Vedo dai suoi sandali in mano che ha
camminato tutto da sola…

E io risposi:

– È che ho camminato, audacemente, per tappe, con la vostra santa…!!!”

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